Locarnese

Locarno, Sant'Antonio è da sistemare

Indagine preliminare e manutenzione straordinaria: la Città chiede un credito di 290mila franchi

Ti-Press
12 novembre 2019
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“A fronte della situazione della Collegiata di Sant’Antonio, che presenta evidenti criticità sia a livello strutturale/architettonico che artistico (apparato pittorico e decorativo)” e “sentita l’opinione condivisa da diversi esperti e dall’Ufficio cantonale dei beni culturali, è opportuno ragionare a un programma di restauro sostanzialmente conservativo da realizzare a tappe”. È questo il presupposto del messaggio municipale con cui la Città chiede al Consiglio comunale di concedere 290mila franchi per le opere d’indagine preliminare e manutenzione straordinaria della chiesa in Città Vecchia.

Nel corposo messaggio, il Municipio propone una strategia d’intervento volta a conservare e valorizzare il monumento, proponendo come primo passo l’indagine preliminare per il restauro. Indagine che a sua volta va eseguita in due fasi: una pianificatoria e conoscitiva, l’altra di individuazione degli interventi da apportare.
L’edificio di culto – annoverato nella lista dei patrimoni storico-culturali più importanti della Città – è monumento d’interesse cantonale e sottostà alla Legge sulla protezione dei beni culturali del 1997; per questa ragione gli interventi proposti dal Municipio nel messaggio sono coordinati con l’Ufficio cantonale preposto, che ha garantito un sostegno finanziario nella misura di 73mila franchi.

Referente interculturale parzialmente accolto

“Parzialmente accolta”. A distanza di quasi due anni, la Commissione della gestione ha risposto, con un rapporto favorevole al principio, alla mozione per l’istituzione di un referente interculturale per la Città di Locarno, che Pier Mellini e Pietro Snider (e cofirmatari) avevano presentato al Municipio il 17 dicembre 2017. La mozione presa in esame dalla Gestione, lo ricordiamo, chiedeva che il Comune si adoperasse per “mettere a disposizione dei bambini alloglotti in arrivo a Locarno e delle loro famiglie o rappresentanti legali un referente interculturale comunale”.

Si tratta di una figura nuova , sostenevano i mozionanti, di riferimento e supporto: in particolare, durante il periodo di inserimento scolastico e in generale nella nuova realtà sociale e culturale, favorendo così l’integrazione. La proposta, secondo i mozionanti, s’inserirebbe nel quadro previsto a livello federale in relazione alla politica di promozione dell’integrazione. 
Una volta fatti valutazioni e approfondimenti necessari per chiarire ruoli e compiti della nuova figura – innestata in una rete che già vede operatori impegnati nel processo d’integrazione, come ad esempio il docente di lingua e integrazione –, la Gestione nel suo rapporto scrive che “condivide la necessità d’inserire nell’ampio e articolato (…) sistema d’integrazione una figura che completi (…) quanto già predisposto dalle autorità scolastiche cantonali e comunali”.

Il rapporto della Gestione propone tuttavia un accoglimento parziale della mozione, poiché si è tenuto conto della volontà di introdurre a livello regionale la figura di referente interculturale circondariale, come da “proposta approfondita da un gruppo di lavoro e tuttora pendente a livello dipartimentale”. Tenendo conto di questa pendenza, il rapporto della commissione invita quindi il Municipio a “farsi parte attiva nel sostenere e favorire l’introduzione della figura”. L’esecutivo è invitato anche a “sensibilizzare i vari attori sull’importanza del progetto e della sua realizzazione, così come a vigilare sul coinvolgimento” degli enti preposti. In ultima battuta, qualora entro la fine del 2020 non sia confermata l’introduzione di un referente interculturale circondariale, la gestione “invita il Municipio a coinvolgere i Comuni vicini per una collaborazione nell’istituire transitoriamente tale figura”.

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