Locarnese

Casa Martini apre i battenti (e la mensa sociale)

Da lunedì saranno attivi i primi servizi del nuovo Centro di prima accoglienza in via Vallemaggia a Locarno

Il direttore della struttura è fra Martino Dotta (Ti-Press)
31 gennaio 2020
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Il conto alla rovescia era ufficialmente iniziato nel novembre di due anni fa, quando l’assemblea della Società mutuo soccorso di Locarno approvò un credito di 1,4 milioni di franchi per la creazione di un centro di prima accoglienza. Lunedì sarà il giorno dell’apertura di Casa Martini, la cui gestione è affidata alla Fondazione Francesco per l’aiuto sociale, sotto la direzione di fra Martino Dotta. All’attivazione della struttura di via Vallemaggia si procederà per tappe: la prima ad entrare in funzione sarà la mensa sociale. Già disponibili anche altri servizi: docce e lavatrici per fare il bucato. «In buona sostanza – spiega fra Martino Dotta – lunedì apriremo al pubblico tutto il pianterreno». Nel frattempo proseguiranno i lavori al piano superiore, dove sono previste le camere con una ventina di posti letto. Senza dimenticare il nuovo modulo protetto pensato per le famiglie. Queste strutture dovrebbero essere ultimate e utilizzabili al più tardi entro inizio marzo.

Per dare il la a tutta l’operazione si è provveduto ad assumere il personale necessario. «Attualmente abbiamo in organico sei operatori sociali, che a marzo diventeranno sette. Lavoreranno con percentuali diverse e a turni, in modo da garantire l’apertura del centro 7 giorni su 7. In cucina saranno attivi anche due cuochi».

Con l’avvio del servizio d’accoglienza vero e proprio a Casa Martini inizieranno ad operare anche tre o quattro vegliatori notturni. «Senza dimenticare – prosegue il direttore della struttura – il ruolo fondamentale dei volontari». Una funzione i cui compiti devono ancora essere definiti e a cui si comincerà a far capo attorno al mese di marzo, una volta che il centro avrà superato la prima fase di collaudo.

Un rifugio nell’emergenza

«Dalle 8 di lunedì – annuncia fra Martino – si potrà venire a mangiare a Casa Martini, che rimarrà aperta fino alle 20, proponendo colazioni, pranzi e cene a prezzi modici. O, per chi non disporrà di liquidità, anche in cambio di piccoli servizi». Una proposta diretta in primo luogo a persone che si trovano in difficoltà o in solitudine. Ma attenzione: il centro vorrà essere anche (e, forse, soprattutto) un luogo d’incontro per coltivare i rapporti umani. Tutti, insomma, sono invitati a frequentarlo: per un pasto, ma anche solo per un caffè. E sarà ovviamente possibile esprimere la propria solidarietà e sostenere concretamente l’attività di Casa Martini, contribuendo al finanziamento sia di pasti a favore di chi non può permetterseli sia delle altre attività svolte in via Vallemaggia. Fra queste, quella principale sarà l’offerta di un alloggio temporaneo a persone che si trovano in difficoltà.

Una sorta di rifugio nell’emergenza, insomma, con lo scopo dichiarato, però, di fare in modo che gli ospiti siano poi in grado di riprendere in mano il proprio destino, una volta superato il momento di crisi. «Proprio per questo – aggiunge il direttore – oltre al lavoro del nostro personale, saranno fondamentali le costanti relazioni con tutti gli enti che operano sul territorio in ambito sociale. Nei prossimi giorni incontreremo gli operatori della Città di Locarno (il cui Municipio è peraltro stato puntualmente informato sull’evoluzione del progetto) e successivamente anche quelli degli altri Comuni della regione».

Un altro obiettivo è rivolto, in particolare, a persone rimaste ai margini del mondo del lavoro: «Come al centro Bethlehem di Lugano, abbiamo previsto alcuni impieghi orientati a favorire un successivo reinserimento professionale».
Per Casa Martini negli scorsi mesi il sostegno di molti enti e associazioni si è fatto sentire concretamente. Un aspetto importante, considerando che la Fondazione Francesco – per scelta – non beneficia di aiuti pubblici. «In tale ambito – conclude fra Martino – stiamo comunque valutando la possibilità di siglare convenzioni con i Comuni o con il Cantone, in particolare sulla scorta del messaggio per il sostegno a strutture per persone senza fissa dimora appena approvato dal Gran Consiglio».

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