Luganese

L'idea: trasformare il bosco in... cimitero

Seppellire i morti - in urne biodegradabili - sotto le piante: l'idea che potrebbe rivoluzionare gli estremi onori. E c'è chi vuol applicarla in Ticino.

Immagini del 'bosco sacro' di Rheinfelden
6 febbraio 2019
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Un luogo della memoria ecosostenibile. Per il Ticino sarebbe una prima assoluta. È il ‘bosco sacro’: «Un nuovo modo per concepire l’accompagnamento funerario» secondo Aldo Ferrini. Il promotore del progetto ha già contattato servizi cantonali e comunali alla ricerca di sponde per veder realizzata quest’idea – da non confondere coi boschi di protezione dell’Alto Ticino – venutagli circa un anno e mezzo fa: una porzione di foresta da utilizzare come una sorta di cimitero, ma con peculiarità che lo differenzierebbero nettamente da quelli a cui siamo abituati.

«Più si va avanti nella vita, più ci si pone la questione: che tipo di cerimonia, di sepoltura, di ricordo vorrei? Ho letto di quest’iniziativa che sta prendendo piede nei Paesi nordici e l’ho subito trovata interessante». Alle domande di Ferrini, l’80% circa dei ticinesi risponde: cremazione. La pratica è talmente radicata ormai nella società, che più d’un Comune ha espresso preoccupazioni per il – presente o futuro che sia – ‘sovraffollamento’ dei cimiteri canonici. «C’è il rischio di ritrovarci con grattacieli di loculi, con un impatto ambientale e paesaggistico non indifferente».

Il progetto del bosco sacro, nelle intenzioni, sarebbe invece eco-friendly. «Le ceneri delle persone cremate verrebbero depositate in urne biodegradabili (forse di legno, ndr), a loro volta seppellite sotto una pianta». Sull’albero verrebbe posata una targhetta commemorativa. «Sarebbe un’opportunità per rivalorizzare delle sezioni di bosco magari in disuso, con sentieri ben curati». Ciascuno potrebbe scegliere la pianta da abbinare al proprio riposo eterno, purché sia autoctona e preferibilmente già presente in loco. L’iniziativa presenterebbe inoltre significativi pregi spirituali e sociali: sarebbe adatta a tutte le confessioni religiose e alla spiritualità laica, anche atea. Un luogo comunitario quindi.

Questo in estrema sintesi il progetto. Interessante, ma lungi dall’essere realizzato. «Ho parlato con il Cantone (cfr. correlato, ndr), che mi ha illustrato le considerazioni di ordine giuridico per realizzarlo». Il Dipartimento del territorio non è evidentemente l’unico interlocutore per un’idea di questo genere. In Ticino – il più boscoso cantone svizzero, almeno in percentuale –, la stragrande maggioranza delle superfici forestali appartengono ai Patriziati. «Mi sono rivolto al Municipio di Torricella-Taverne (vedi a lato) – spiega Ferrini – e sto aspettando un loro riscontro».

Nell’attesa, l’avvocato luganese non intende restare con le mani in mano. «Penso che ci sia un grande potenziale. Vorrei costituire un’associazione senza scopo di lucro, di persone che credano nel progetto e che abbiano voglia di darsi da fare in tutti i suoi aspetti: da quelli giuridici e tecnici alla manutenzione del bosco una volta creato». E se l’iniziativa può suscitare curiosità e interesse per alcuni ma non per altri, di certo il tema riguarda proprio tutti.

Il capo della Sezione forestale: ‘Ci sono delle condizioni da adempiere’

«È una tematica particolare, per noi inedita e che pertanto merita degli approfondimenti. Di certo ci sono delle condizioni da adempiere affinché il progetto si realizzi». La prima di queste, spiega il capo della Sezione forestale (Dipartimento del territorio), è un proprietario che metta a disposizione il bosco.

Utilizzare la superficie verde per scopo funebre non è comune in Svizzera, pertanto – chiarisce Roland David – la Conferenza degli Ispettori forestali cantonali nel 2005 «ha elaborato un documento che fornisce aiuto ai Cantoni per definire le procedure eventualmente necessarie per concretizzare un simile progetto». Sei capitoli che affrontano il tema, a cominciare dall’autorizzazione: necessaria a dipendenza del grado di sfruttamento del sito. Prima di concederla, l’autorità cantonale deve inoltre verificare diversi aspetti: il rispetto delle regolamentazioni del bosco e dei biotopi, la presentazione di un concetto di utilizzo (delimitazione degli spazi, densità del luogo di riposo, infrastrutture fra cui parcheggi), gli aspetti contrattuali con il proprietario. Inoltre, devono essere rispettate una serie di condizioni che impediscano di trasformare col tempo l’ultimo riposo nel bosco in cimiteri veri e propri.

Fra queste: mantenimento del libero accesso, divieto all’edificazione di costruzioni, assenza di segnaletica vistosa e di piante estranee al bosco o di altri abbellimenti, cerimoniali di sepoltura semplici. E a tal proposito, è da prediligere il sotterramento delle ceneri rispetto a quella delle urne, che – in caso di temporali o caduta alberi – potrebbe portare allo spargimento degli involucri sul terreno. Disposizioni che tuttavia non valgono in casi di sepoltura individuale e privata delle ceneri nel bosco, casi per i quali l’autorizzazione non è necessaria.

Altro ambito fondamentale: la pianificazione territoriale. Un’iniziativa come il bosco sacro comporterebbe di principio il cambiamento di destinazione (e di fatto la creazione di un azzonamento ex novo) dell’area boschiva in questione. Le disposizioni esistono quindi: un limite e allo stesso tempo un quadro direttivo entro cui muoversi. 

Il ‘precedente’ dell’Argovia

Dai Germani agli Slavi, dai Celti ai Romani. Il legame fra i boschi e la spiritualità funeraria era già presente nelle antiche popolazioni europee, solo per citarne alcune. Oggi le cose sono cambiate, ma esempi di questo rapporto continuano a esserci, in particolare nel Nord Europa. In Svizzera c’è il Waldfriedhof – letteralmente cimitero nel bosco – di Rheinfelden (Argovia). Sentieri, panchine, fiori. E poi lapidi, loculi individuali e di massa: ricorda decisamente più da vicino un cimitero classico rispetto all’idea di Ferrini. Con una tradizione centenaria e un aspetto caratteristico, se ne discosta, ma ne condivide tuttavia un importante denominatore comune: il riposo perpetuo è in uno spazio forestale. «Oltre cent’anni fa – spiega la responsabile del Comune, Sylvia Koch –, ai margini della città vecchia c’era un piccolo cimitero. Per motivi di spazio la sua espansione si è però interrotta e quindi ne è stato costruito uno nuovo, accanto al bosco. Col tempo si è man mano ingrandito, fino a diventare un tutt’uno con la foresta». Oggi il Wald­friedhof non solo è un’attrazione turistica, ma è anche un «cimitero molto amato, conosciuto e richiesto. Pagando una tassa, possono essere sepolte qui anche persone non residenti nel comune».

Il sindaco di Torricella-Taverne: ‘Interessante, facciamo valutazioni’

Tornando in Ticino, affinché un progetto come quello del bosco sacro ipotizzato da Ferrini si concretizzi è necessario non solo un proprietario – quindi nella gran maggioranza dei casi un Patriziato – consenziente, ma anche un Comune che sia d’accordo: sarebbe infatti indispensabile una modifica al Piano regolatore e l’istituzione di una nuova zona. «Di principio trovo l’idea interessante» valuta Tullio Crivelli, sindaco di Torricella-Taverne. Il Comune del medio Vedeggio è stato interpellato infatti dall’avvocato per sondare le possibilità di attuazione del progetto. «Non siamo ancora in grado di dare una risposta però – spiega –. Stiamo facendo delle valutazioni pianificatorie. L’ubicazione ad esempio è fondamentale: un posto così deve essere ben servito dalle infrastrutture, il terreno deve essere piano. Bisognerà pazientare ancora un po’ per avere una risposta».

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