Luganese

Opera all'Ars Medica il neurochirurgo sotto inchiesta

Forse già domani è attesa un'informazione ai pazienti della clinica. Ma Denti smorza: 'Più che fasullo, propenso a credere sia un intervento non riuscito'

(La clinica Ars Medica di Gravesano (Foto Ti-Press))
11 agosto 2019
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Opera all'Ars Medica di Gravesano il neurochirurgo che – come anticipato oggi dal 'Caffè' – è sotto inchiesta per presunte operazioni fasulle (cfr. correlato). Secondo nostre informazioni, è attesa infatti nei prossimi giorni, forse già domani, un'informazione puntuale sui fatti ai pazienti della struttura sanitaria. D'altro canto, durante la giornata odierna, non è stato possibile raggiungere per una replica né il direttore Fabio Rezzonico, né Fulvio Pelli in rappresentanza del Consiglio d'Amministrazione di Swiss Medical Network, rete della quale fa parte anche la clinica.

Ha invece risposto alle nostre sollecitazioni il presidente dell'Ordine dei Medici, Franco Denti. «Basandomi sull'unico caso (su quattro, ndr) descritto nel dettaglio dal 'Caffè' – ci ha detto –, quello che si può ipotizzare è che potrebbe trattarsi di un intervento che non è riuscito secondo le aspettative della paziente. Purtroppo può capitare, neanche i medici sono infallibili. Affermare che non è stato eseguito è una dichiarazione abbastanza pesante e che va verificata. Non necessariamente si utilizzano risonanze magnetiche: quel tipo di interventi si fanno anche eseguendo una Tac. Sugli altri casi non posso invece esprimermi».

Il caso è partito da quattro segnalazioni – la prima a febbraio, le ultime due il mese scorso – effettuate dall'Ospedale Civico al medico cantonale Giorgio Merlani. Al nosocomio luganese si sarebbero rivolti i quattro pazienti operati nella clinica privata, manifestando dolori anche dopo le operazioni neurochirurgiche alle quali si sarebbero sottoposti a Gravesano. Dopo degli esami, almeno per quanto riguarda il primo caso del quale riferisce il settimanale, sarebbe emerso che la problematica sarebbe rimasta anche in seguito all'intervento. Da lì, il dubbio e la segnalazione. E Merlani – che neppure siamo riusciti a sentire per un riscontro – avrebbe da prassi allertato la Procura: la relativa inchiesta è stata affidata alla procuratrice pubblica Marisa Alfier.

«Il Civico si è mosso come dovrebbe fare qualsiasi struttura o operatore sanitario in casi sospetti – valuta Denti –. Ma una segnalazione non significa che un intervento non è stato eseguito. C'è da dire inoltre che il medico in questione non era stato avvertito che fosse stata aperta un'inchiesta a suo carico». La Procura infatti, per motivi di segreto istruttorio, potrebbe non aver dato l'autorizzazione. La clinica viceversa era a conoscenza dell'avvio delle indagini, in quanto uno dei primi atti degli inquirenti è stato proprio quello di richiedere le cartelle sanitarie dei pazienti.

Del caso è stata naturalmente informata anche la Commissione di vigilanza sanitaria, già diversi mesi fa. Però il medico – stando a quanto avrebbe riferito il direttore sempre al periodico – sarebbe regolarmente operativo. Come mai, dopo sei mesi, non sono emersi ancora elementi per ordinarie la sospensione almeno provvisoria dell'attività? O viceversa per scagionarlo? «Se la Commissione è a conoscenza che per uno stesso caso si è attivata la Procura – ipotizza Denti –, come in questo caso, allora la prima si ferma dando precedenza alla seconda, in quanto predomina la procedura penale». Pertanto, la Commissione è in attesa che emergano degli elementi probatori dalle indagini della Procura.

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