Luganese

Bullismo digitale (e no), il Municipio di Lugano ‘condanna’

Una decina gli interventi nelle scuole. La Città punta su prevenzione primaria e programmi come ‘Sbullo’

In Svizzera il ‘cybermobbing’ rappresenta il 2 per cento dei reati
(Ti-Press)
26 gennaio 2024
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Il Municipio di Lugano non ha esitazioni e "condanna in modo fermo ogni forma di molestia e di bullismo (online e offline)". Sollecitato dal consigliere comunale del Centro Luca Campana (primo firmatario), l'esecutivo non si è sottratto dall'addentrarsi in una problematica che permea anche le realtà locali e che rappresenta, statistica di polizia (2022) alla mano, il 2,12 per cento della totalità dei reati di criminalità digitale in Svizzera – quindi una "minima parte" –, colpendo persone di tutte le fasce di età, con particolare riferimento a chi è tra i 20 e i 29 anni. Mentre è presente nel 15 per cento dei casi dei ragazzi tra i 10 e i 19 anni.

Tre alleati preziosi

Avvicinando il focus alla situazione luganese, sin qui la Città ha potuto contare su tre alleati preziosi, ovvero l'istituto scolastico, la Polizia cittadina e la Divisione socialità, che operano nella quotidianità, in prossimità e puntando sulla prevenzione. In effetti, fa sapere il Municipio rispondendo alle interrogazioni di Campana e cofirmatari, "nel corso dell'anno scolastico presso l'Istituto scolastico cittadino si è verificata una decina di interventi, su un totale di 123 classi – di scuola elementare, ndr –. La Polizia cittadina, invece, riceve solo occasionalmente richieste di informazioni sulla prevenzione del bullismo. La Divisione socialità ha ricevuto una richiesta di collaborazione da parte di una scuola media nell'affrontare la diffusione di video violenti durante l'anno scolastico 2022-2023".

Difficoltà a gestire emozioni e relazioni

Le segnalazioni giungono perlopiù da genitori e docenti, ma arrivano anche dalle stesse direzioni scolastiche (ad esempio per le Medie). Le ragioni? "Nella maggior parte dei casi – si spiega – trattasi di situazioni legate a litigi o a comportamenti di sopraffazione tramite strumenti di messaggistica digitale. Gli allievi stessi arrivano talvolta a esplicitare ai docenti o ai genitori i loro malesseri". In ogni caso, "le situazioni rilevate in generale sono inerenti alla difficoltà nella gestione delle emozioni unitamente a quelle di gestione delle relazioni interpersonali, a causa della mancanza di strumenti attivi".

Campagne e sensibilizzazione

Come reagisce l’autorità? Facendo leva su campagne informative o programmi come ‘Sbullo’, ora ribattezzato ‘(Cyber)Sbullo’, "che ha dimostrato la propria validità negli anni, sarà riproposto negli anni a venire e costantemente aggiornato con la collaborazione del Gruppo visione giovani della Polizia cantonale, con un'attenzione crescente al cyberbullismo, ma anche con un’attenzione particolare ai genitori". Con la collaborazione in particolare della Fondazione Aspi, si sta altresì valutando "anche la possibilità di implementare l’offerta formativa per i docenti nell’ambito della formazione continua".

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