Mendrisiotto

‘Cinquanta minuti per la coincidenza, sono davvero troppi’

Lunghe attese per i viaggiatori che a Porto Ceresio devono passare dal bus al treno, ‘con Autopostale abbiamo avuto un confronto’ fa sapere Astuti

Verso il valico (Archivio Ti-Press)
10 agosto 2021
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Arriva l'Autopostale, ma il treno è già partito. È questo il disagio che vivono quotidianamente gli utenti del servizio pubblico a Porto Ceresio. A segnalare il problema a ridosso del confine è Astuti, l'associazione di tutela degli utenti dei mezzi di trasporto pubblico. «Il nostro compito è quello di far notare quando si presenta un malfunzionamento nel servizio di trasporto», spiega il segretario Edy Bernasconi. A finire sotto osservazione da parte dell'associazione è stato questa volta l'interscambio tra Autopostale e Trenord alla stazione italiana di Porto Ceresio e più in particolare la mancanza di coincidenza tra gomma e rotaia. 

Attesa di cinquanta minuti

Gli utenti hanno infatti segnalato che l'attesa allo scambio dura circa cinquanta minuti. Una situazione che si presenta in entrambe le direzioni. In andata le corse della linea 532 di Autopostale provenienti da Capolago arrivano alla stazione di Porto Ceresio al minuto 26 di ogni ora, i treni Re5 di Trenord che servono la linea Porto Ceresio-Arcisate-Varese-Gallarate-Milano Porta Garibaldi partono invece al minuto 16. Il risultato è che i passeggeri devono attendere cinquanta minuti per salire sul treno. Fanno eccezione alcune corse, in particolare nella fascia centrale della giornata. Situazione analoga anche per chi si dirige in direzione opposta. I treni in arrivo da Milano raggiungono Porto Ceresio al minuto 45, mentre i bus partono al minuto 36. “Si tratta, a nostro parere, di una incongruenza palese che cozza contro la decantata volontà di una stretta collaborazione nella pianificazione dei trasporti pubblici tra Ticino e Lombardia”, afferma l'associazione in una lettera indirizzata anche all'onorevole Caludio Zali, direttore del Dipartimento del territorio.

‘Contatti con Autopostale’

«Abbiamo avuto modo come associazione di discutere del problema con Autopostale – spiega Bernasconi –. Ci è stato detto che per loro è un problema modificare gli orari perché poi salterebbe tutto il sistema, con la priorità che viene data alla coincidenza con la linea ferroviaria che collega Chiasso e l'Italia al San Gottardo e la Svizzera interna. Con Trenord non abbiamo invece ancora parlato, siamo però in contatto con i nostri omologhi italiani che si occuperanno di avvisare le autorità lombarde». A mitigare il problema vi è un grande parcheggio nei pressi di Porto Ceresio, con numerosi utenti che scelgono di arrivare in macchina fino a ridosso del confine e poi proseguire il viaggio con il bus o il battello. 

‘Attivi su più fronti’

Quello tra Capolago e Porto Ceresio non è però l'unico collegamento segnalato come problematico da Astuti. «La linea ferroviaria che collega Lugano a Malpensa viene percorsa in quasi due ore, decisamente troppe per essere concorrenziale al mezzo privato. Questo perchè i treni verso l'aereoporto circolano effettuando tutte le fermate possibili lungo la tratta», afferma Bernasconi. A questo si aggiunge un'offerta limitata durante gli orari di minor frequenza, «usufruire il treno se si ha un volo la mattina presto o la sera tardi è impossibile. Sono situazioni sulle quali si può certamente ragionare per cercare di scoprire se si può fare qualcosa in più». 

‘Ritardi e soppressioni, così non va’

A sollevare una problematica simile era stato negli scorsi giorni anche Matteo Quadranti (Plr). Attraverso un'interrogazione al Consiglio di Stato, il deputato ha chiesto al Governo “d'intervenire presso le Ferrovie federali svizzere al fine di ottenere dati certi, oggettivi e giustificazioni in merito ai treni soppressi senza sostituzione e ai ritardi ripetuti e duraturi”. Nel messaggio si chiede di prendere in analisi gli ultimi sei mesi relativi alla tratta Chiasso-Arth Goldau e Arth Goldau - Chiasso e d'indicare quanti sono stati i treni in ritardo. Un'ulteriore domanda è posta in merito ai rimborsi previsti in caso di disagi. Viene chiesto infatti se è il caso di rivedere la politica dei risarcimenti.

 

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