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'Stato di necessità prorogato, sono un po' sorpreso'

Coronavirus, il presidente del Gran Consiglio alla 'Regione': mi aspetto che lunedì in parlamento il governo spieghi nel dettaglio i motivi del prolungamento

(Claudio Franscella Ti-Press)
22 maggio 2020
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«Il passo compiuto mercoledì dal Consiglio di Stato un po’ mi ha sorpreso, e credo non solo il sottoscritto: da un paio di settimane infatti sono in atto degli allentamenti e la situazione epidemiologica in Ticino, stando ai dati ufficiali, non sembra al momento tale da mettere sotto pressione le strutture sanitarie. Inoltre, e lo dico senza polemica, mi sarei aspettato, alla luce dell’utile scambio di informazioni che Legislativo ed Esecutivo hanno avuto durante la fase acuta dell’epidemia, che il governo coinvolgesse l’Ufficio presidenziale del parlamento, informandolo prima dei media. Anche se la dichiarazione, la revoca e la proroga dello stato di necessità sono di competenza dell’Esecutivo». Il presidente del Gran Consiglio, il popolare democratico Claudio Franscella, attende la seduta di lunedì prossimo del parlamento cantonale - presente il governo - «per saperne di più» circa i motivi che hanno indotto l’altro ieri l’Esecutivo a prolungare lo stato di necessità, sino a fine giugno. Nonostante i numeri su nuovi contagi, decessi e nuove ospedalizzazioni siano incoraggianti, “tutte e tutti noi dobbiamo continuare ad avere un comportamento responsabile: come ci ricorda il medico cantonale, il coronavirus è sempre in circolazione e con esso si dovrà convivere anche durante l’estate e probabilmente oltre l’estate", ha sostenuto in conferenza stampa Norman Gobbi, alla testa del Consiglio di Stato, precisando, avvicinato dalla ’Regione’, che la decisione del governo “permette di mantenere attivo lo Stato maggiore cantonale di condotta” e consente allo stesso Esecutivo, se necessario, “di prendere misure straordinarie che derogano alle leggi vigenti”, dunque di adottare eventuali restrizioni.

Secondo l’articolo 20 della Legge cantonale sulla protezione della popolazione, “Si ha stato di necessità quando, a seguito di catastrofi, conflitti armati o altre situazioni d’emergenza che comportano un pericolo imminente per lo Stato, le persone o le cose, non sia più possibile garantire con i mezzi ordinari l’attività amministrativa o i servizi d’interesse pubblico e la protezione e l’assistenza delle persone e delle cose a livello cantonale, regionale o locale”. Lo stato di necessità, afferma l’articolo successivo, "è dichiarato e revocato: a) dal Consiglio di Stato per l’intero territorio cantonale o per parte di esso; b) dal Municipio sul territorio comunale”. L’autorità che dichiara lo stato di necessità, recita ancora la legge (articolo 23), “informa con tempestività la popolazione sulla situazione; informa inoltre il proprio organo legislativo sulle misure prese non appena questo sia in grado di funzionare".

Presidente Franscella, dal suo punto di vista ci sono gli estremi per prorogare lo stato di necessità, con le conseguenti limitazioni che il governo potrebbe autonomamente decretare?

Non sono né medico né virologo. Ci aspettiamo, come Gran Consiglio, che il governo spieghi in maniera dettagliata le ragioni per cui ha deciso di prolungare di un mese lo stato di necessità. E ci aspettiamo che lo faccia lunedì davanti al parlamento, che come già comunicato pubblicamente si riunirà al Palazzo dei congressi di Lugano affinché le distanze sociali fra i novanta deputati siano rispettate. Sarà una sessione dedicata alle questioni legate al Covid-19. Nella prima parte, nella quale il Gran Consiglio non sarà chiamato a votare, ogni consigliere di Stato, come stabilito a suo tempo con l’Esecutivo, avrà una quindicina di minuti per esporre quanto fatto dal proprio Dipartimento per gestire questa particolare situazione. Presumo dunque che in questa occasione il presidente del governo Gobbi illustrerà nel dettaglio i motivi per cui il Consiglio di Stato ha ritenuto opportuno prorogare lo stato di necessità. Alla seduta parteciperanno anche il medico cantonale Giorgio Merlani e il capo dello Stato maggiore di condotta, cioè il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, i quali potranno intervenire per dare ulteriori spiegazioni. Dopodiché la parola passerà ai capigruppo che esporranno il punto di vista dei rispettivi partiti. E poi sarà dibattito libero: ogni deputato avrà la possibilità di intervenire. Tutto questo prima delle risposte del governo alle interpellanze inoltrate nelle scorse settimane sul tema coronavirus.

Non ritiene che si possa sensibilizzare adeguatamente la popolazione sui rischi tuttora presenti anche senza dover prolungare lo stato di necessità?

Rispondere di pancia è un conto, un altro è farlo con la testa. Con i primi allentamenti, abbiamo ripreso a fare una vita quasi normale. Ma uno dei compiti fondamentali dello Stato è di preservare la salute dei propri cittadini, rendendoli attenti, come nel caso di questa emergenza, sui grossi rischi che si corrono nel non rispettare più norme igieniche accresciute e distanza sociale. Peraltro il Ticino sta in un certo senso subendo delle aperture dettate dalla Confederazione. Nel nostro cantone però la situazione epidemiologica è ancora delicata. Più delicata di quella di altri cantoni. I nuovi quattordici casi di contagio registrati oggi (ieri ndr.) sono il segnale di una ripresa? Senza dimenticare l’imminente apertura delle frontiere con l’Italia, prevista per il 3 giugno. Cosa che è fonte di preoccupazione, anche per il Consiglio di Stato. La decisione di prolungare lo stato di necessità potrebbe essere stata presa dal governo per non trovarsi impreparato, rischiando di adottare provvedimenti tardivi, qualora l’epidemia dovesse registrare un nuovo picco. Speriamo, come parlamento, di saperne di più lunedì e in ogni caso di essere coinvolti dall'Esecutivo per le decisioni urgenti anche in uno stato di necessità prolungato.

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