Ticino

I cinque pp chiedono gli atti e di essere sentiti

I magistrati sono però ancora in attesa di una risposta dal Consiglio della magistratura e dalla commissione parlamentare

(archivio Ti-Press)
25 settembre 2020
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Lunedì torna a riunirsi la commissione parlamentare Giustizia e diritti, ma ancora non ha deciso se e quando ascoltare i cinque procuratori pubblici la cui rielezione (la nomina di giudici e pp è di competenza del Gran Consiglio) è stata preavvisata negativamente dal Consiglio della magistratura. Nessuna risposta dalla commissione è infatti pervenuta finora alla richiesta dei procuratori interessati di essere sentiti. Così come non ha ottenuto sino a oggi risposta un’altra richiesta dei cinque: quella fatta al Consiglio della magistratura di accedere agli atti per capire come lo stesso Consiglio sia arrivato a formulare quei preavvisi. Ciò per poter esercitare con scienza e coscienza il diritto di essere sentito. Un diritto protetto costituzionalmente. La richiesta di accesso agli atti è del 14 settembre e il sollecito del 23.
I magistrati si sono inoltre costituiti accusatori privati nell’ambito del procedimento aperto dal pg contro ignoti per violazione del segreto d’ufficio: il passo compiuto dai cinque pp è in relazione alla divulgazione sui media del contenuto dei preavvisi del Consiglio della magistratura.

Una vicenda sulla quale si attendono spiegazioni (pubbliche) da parte della commissione Giustizia e diritti, da parte quindi del Gran Consiglio che a suo tempo ha stabilito la procedura di nomina dei magistrati. Nel caso concreto bisogna pure capire il ruolo avuto dal presidente del Tribunale penale cantonale Mauro Ermani nella formazione dei pareri, particolarmente severi, del Consiglio della magistratura dopo le indiscrezioni giornalistiche dei giorni scorsi. Ma da capire sono anche i ruoli avuti dal presidente del Consiglio Werner Walser e dal procuratore generale Andrea Pagani. Sembra che i cinque non siano stati oggetto in passato di richiami formali o ammonimenti. Insomma ci sono interrogativi che attendono di essere sciolti. Senza dimenticare le conseguenze pratiche della riapertura per procuratori pubblici, decisa dalla commissione parlamentare.

Tempi parziali anche in magistratura. Lo chiede una mozione

Intanto si segnala una mozione della deputata al Gran Consiglio Maddalena Ermotti-Lepori (Ppd), sottoscritta da altri 17 deputati di altri partiti, con la quale si chiede la possibilità d'introdurre il lavoro a tempo parziale anche per i magistrati e le magistrate. Maddalena Ermotti-Lepori ricorda che nel Cantone di Ginevra la legge sull'organizzazione giudiziaria prevede già questa possibilità. A Berna, fanno notare i mozionanti, si prevede la possibilità del tempo parziale anche per i procuratori. A Zurigo è appena stato pubblicato il concorso per il procuratore generale e la carica può essere assunta al cento per cento, oppure anche all'80%. Da qui la richiesta al Consiglio di Stato di attivarsi per proporre una modifica legislativa che introduca la possibilità del tempo parziale anche per i magistrati e le magistrate, "non limitandosi alla possibilità del cinquanta per cento, ma anche aggiungendo la possibilità di lavorare all'ottanta o al settanta per cento".

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