Ticino

Il Consiglio di Stato boccia il ‘buono-vaccino’ di 50 franchi

L’esecutivo ticinese, pur d’accordo di principio sull’offensiva vaccinale, oppone diverse perplessità e rivendica i successi del Cantone

(Ti-Press)
8 ottobre 2021
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Sul piano di “offensiva di vaccinazione” posto in consultazione dal Consiglio federale, da parte del Consiglio di Stato c’è un assenso, ma “solo sul principio”, ovvero la necessità di aumentare il tasso di vaccinazione in Svizzera. Diverse, però, sono le perplessità, se non aperte critiche, dell’esecutivo ticinese rispetto alle proposte di Berna, a partire dall’ormai arcinoto buono da 50 franchi per chi convince qualcuno a vaccinarsi, a cui l’esecutivo cantonale contrappone un netto “no”.

Per il Consiglio di Stato, al di là del fatto che “le iniziative promozionali più efficaci” per aumentare il tasso di vaccinazione “siano già state messe in campo e che la popolazione possa già disporre agevolmente di offerte di consulenza e di vaccinazione a bassa soglia”, a parte la settimana nazionale di vaccinazione le misure proposte risultano “difficilmente attuabili nell’entità proposta, in ragione delle risorse umane qualificate che andrebbero reperite e delle difficoltà pratiche, giuridiche e anche etiche che presentano, come meglio precisato nelle risposte alle singole proposte”.

Il Cantone rivendica il successo della campagna in Ticino

In generale, l’esecutivo ticinese ritiene importante “non mollare la presa e intensificare gli sforzi”, ma osserva anche come, a suo dire, sia “difficile immaginare che la prospettata offensiva possa apportare risultati davvero ulteriormente significativi”, e che peraltro il margine di miglioramento per quanto riguarda il Ticino sia limitato. Questo, in quanto il nostro cantone “è sempre stato ai vertici tra i cantoni con il maggior tasso di adesione, tant’è che oggi questa percentuale si attesta al 69,5%. Inoltre, considerando anche chi ha ricevuto una sola dose, e quindi di principio completerà il ciclo vaccinale nel giro di un mese se non già completamente vaccinato, la quota si eleva al 74,6%”. Tassi, osserva il Consiglio di Stato, vicini a quelli dei Paesi confinanti.

Il Consiglio di Stato rivendica i successi della campagna vaccinale in Ticino, al cui grande risultato in termini di adesione hanno contribuito anche “la buona organizzazione messa in campo dal Cantone, la diversificazione dell’offerta attuata in funzione delle categorie di popolazione interessate nelle varie fasi e le tante azioni di sensibilizzazione promosse”. Risultati positivi ottenuti “grazie a una campagna improntata sull’informazione, la responsabilizzazione individuale e sociale così come sono su un’offerta di vaccinazione estesa e capillare sul territorio da 10 mesi, che continua a portare i suoi frutti” e che a dire del Consiglio di Stato sembrano “sottovalutati” dalle proposte di offensiva di vaccinazione federali.

“Al di là della campagna nei grandi centri vaccinali cantonali”, spiega il governo ticinese, “abbiamo attivato da subito squadre mobili per contesti particolari o situazioni contingenti, svolto vaccinazioni di prossimità per gli anziani in collaborazione con i comuni sin dal mese di marzo, coinvolto gli studi medici da aprile e le farmacie da agosto, promosso il bus itinerante e la modalità walk-in da settembre, istituito linee telefoniche dedicate, attuato campagne di sensibilizzazione e di informazione, tenuto innumerevoli conferenze stampa e raggiunto la popolazione attraverso i mezzi di informazione a ritmo quasi giornaliero”.

“Per raggiungere i valori ritenuti necessari dall’Ufsp, pari ad una copertura del 93% delle persone con più di 65 anni e dell’80% tra i 18 e i 65 anni, in Ticino occorrerebbe comunque vaccinare altre 3’500 persone in età da pensione (tasso ora del 88,4%) e 29’000 persone tra 18 e 65 anni (tasso ora del 66,7%)” osserva il Consiglio di Stato.

I Cantoni non hanno ridotto gli sforzi

Il governo ticinese si spinge oltre nelle sue perplessità, rifiutando l’idea che sia stata condotta una campagna di vaccinazione meno efficace in termini promozionali rispetto agli altri Paesi, e che occorra in tal senso un sostegno finanziario da Berna in virtù di uno sforzo ridotto da parte dei Cantoni: lettura, questa, che viene ritenuta “semplicistica e poco rispettosa dell’impegno profuso, almeno per quanto concerne il nostro cantone”. Altri sono infatti, secondo il Consiglio di Stato, i motivi della maggiore adesione alla vaccinazione negli altri Paesi, influenzata ad esempio “dalla situazione epidemiologica, dalla tempistica di estensione dell’uso del certificato Covid, dallo spettro delle attività che impongono questo strumento, dalla gratuità dei test, dalla fiducia nelle strutture ospedaliere e nelle loro capacità ricettive e terapeutiche o ancora dall’entità degli aiuti economici messi in campo dallo Stato”. Alcuni Paesi, fa notare il governo, sono anche stati più incisivi nel rendere la vaccinazione obbligatoria per taluni gruppi professionali o di popolazione.

Alla domanda se “il Cantone ritiene adeguata la procedura proposta per la ‘settimana nazionale di vaccinazione’”, il Consiglio di Stato risponde positivamente, pur sottolineando un possibile fenomeno di “saturazione” nella percezione della popolazione non ancora vaccinata rispetto al ribadire ulteriormente i messaggi al riguardo, ciò per cui “l’azione in questione sarebbe ragionevolmente dovuta cadere nelle settimane scorse”. Riguardo la data in cui collocare la settimana nazionale di vaccinazione, indicata per l’inizio di novembre, Bellinzona chiede che essa non venga a cadere durante le vacanze scolastiche, ovvero dal 30 ottobre al 7 novembre in quanto l’attenzione e l’efficacia sarebbero ridotte.

Riguardo ai “servizi mobili di consulenza e vaccinazione” il Consiglio di Stato fa notare come tale offerta sia già stata implementata in Ticino, con la vaccinazione “on the road” durante il mese di settembre (e attualmente in corso per la seconda dose), di cui vengono rivendicati i risultati: “In 28 tappe, ampiamente pubblicizzate attraverso i media, sono state somministrate mediamente 128 vaccinazioni al giorno, grazie anche all’incremento di interesse suscitato durante questo periodo dalla decisione del Consiglio federale di estendere l’impiego del certificato Covid”. Servizio, peraltro, rafforzato in termini di sicurezza e presa a carico anche riguardo a effetti secondari del vaccino, con la presenza nel team di vaccinazione di un’équipe di tre collaboratori dei servizi ambulanza, di cui un medico.

Problemi di reperimento del personale

In base all’esperienza della vaccinazione “on the road“, il Consiglio di Stato ritiene “sproporzionato e ingiustificato moltiplicare questa esperienza in ragione di un servizio mobile ogni 50’000 abitanti, corrispondenti dunque a sette unità per il Canton Ticino, che dovrebbero essere attive per nove ore, sei giorni alla settimana durante sei settimane. Per la parte di consulenza e informazione, che verrebbe finanziata dalla Confederazione, dopo tutte le azioni già svolte, occorrerebbe personale altamente professionale e formato in materia per sperare di persuadere la popolazione ancora in dubbio”. Personale che, in queste proporzioni, è difficilmente reperibile e risulterebbe comunque sottoccupato. Una nuova azione di prossimità dovrebbe essere posta in termini “assai più ridotti, con al massimo un paio di équipe mobili, che spostino la propria sede anche durante una stessa giornata e che potrebbero così raggiungere gruppi target più mirati rispetto a quanto fatto finora”.

Anche sulla proposta per “l’informazione individuale” il sostegno dell’esecutivo cantonale è di principio, per il medesimo problema di reperimento di personale altamente competente, “necessario per sperare in un certo successo”: occupare un consulente ogni 50’000 abitanti equivarrebbe infatti a dover trovare 70 operatori per il Ticino, e, non essendo plausibile effettuare una selezione preventiva per ragioni di privacy, il tasso di vaccinazione attuale comporterebbe che tre telefonate su quattro verrebbero effettuate a persone già vaccinate, che potrebbero percepire la misura come “eccessivamente invadente”. Motivo per il quale il Consiglio di Stato chiede l’istituzione di basi legali federali per l’allestimento e la gestione di un registro delle persone vaccinate.

“Anche la stima del tempo di impiego per ogni operatore appare poco attendibile: quattro settimane per sette giorni e otto ore al giorno per contattare 5’000 persone corrispondono, al netto della quota parte di utenti già vaccinati, a quasi un’ora e mezza a telefonata”, osserva l’esecutivo ticinese che rileva di aver già inviato una lettera con l’invito a vaccinarsi a tutte le persone con più di 70 anni, e che a disposizione della popolazione ci sono materiale informativo e servizi di informazione e consulenza specifici, attraverso il numero verde e la hotline cantonale.

Anche nei confronti delle comunità straniere presenti sul territorio, osserva il Consiglio di Stato, sono state svolte azioni di sensibilizzazione.

I 50 franchi ‘indebita influenza sulla libera scelta’

E, come detto, molto forti sono le critiche sul buono da 50 franchi, ciò che il Consiglio federale chiama “buoni per la consulenza’, che il governo ticinese ritiene “un incentivo indebito che influisce negativamente sulla libera scelta e sul diritto all’autodeterminazione, svilendo la tanto declamata necessità di informazione completa e di consulenza personalizzata nell’ottica di una decisione consapevole”. “Pagare per vaccinarsi è problematico anche sul piano etico”, osserva il Consiglio di Stato, “tant’è che alla stessa stregua non vengono accettati compensi per le sperimentazioni su volontari sani, per la donazione di organi e nemmeno del sangue, in quanto ne risulta una sorta di compravendita del corpo. Questa criticità viene aggirata, non senza una certa ipocrisia, proponendo di pagare non chi si sottopone alla vaccinazione, ma solo chi lo avrebbe convinto”. Il rischio concreto, per l’esecutivo cantonale, è di “fomentare la litigiosità” allargando la frattura fra le opinioni sul tema.

L’Ufsp pubblichi i dati sullo stato vaccinale dei decorsi gravi

In definitiva, il governo ritiene che “le misure potenzialmente più efficaci sono già in atto da tempo nel nostro Cantone e vengono rivalutate ad intervalli regolari promuovendo se del caso interventi mirati”. Giunge infine un suggerimento a livello comunicativo, per una maggior persuasività, ovvero “maggiore chiarezza nella pubblicazione dei dati a livello federale riferiti ai decorsi gravi, segnatamente ai casi di ospedalizzazione e di ricoveri in cure intense, suddividendoli tra pazienti vaccinati e non vaccinati”. Un indicatore “semplice e facilmente comprensibile che permetterebbe di dimostrare l’efficacia della vaccinazione sulla base dell’esperienza concreta della casistica ospedaliera”.

Più sostegno finanziario a farmacie e studi medici

A livello finanziario, rispetto agli incentivi proposti, il Consiglio di Stato ritiene “più utile ed efficace un investimento della Confederazione a sostegno di un adeguato indennizzo delle vaccinazioni eseguite dalle farmacie e soprattutto negli studi medici”. In questi ultimi, osserva Bellinzona, in base alla convenzione stipulata tra i partner tariffali, la retribuzione corrisposta è scesa a 16.50 franchi a partire dal 1° ottobre, risultando inferiore di un terzo rispetto all’importo riconosciuto alle farmacie, con la conseguenza che parecchi cantoni, tra cui il Ticino, interverranno perlomeno a colmare la differenza, come raccomandato anche dalla Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità. “Auspicheremmo anche un rafforzamento della formazione mirata rivolta agli operatori sanitari, ad esempio sul valore delle analisi sierologiche e degli anticorpi, in modo che possano accrescere le loro competenze e il loro effetto di moltiplicatori, ritenuto come abbiano notoriamente un ruolo fondamentale nelle scelte sanitarie dei propri pazienti” commenta il governo.

Gli studenti universitari non paghino il test

Infine una postilla sui test gratuiti, che per il Consiglio di Stato dovrebbero rimanere tali per tutti i giovani impegnati negli studi post-obbligatori, affinché, a prescindere dalle scelte in tema di vaccinazione, sia possibile proseguire la formazione in presenza in condizioni quasi ordinarie.

 

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