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Scout in Kenya, ‘un tipo di aiuto impossibile col solo denaro’

L'esperienza di un gruppo di giovani volontari ticinesi con l’associazione ‘Futuro e Speranza’, per contribuire al progetto che sostiene ragazzi bisognosi

8 agosto 2023
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«Ci può essere dello scetticismo rispetto a esperienze come il volontariato all’estero, si può pensare che si tratti di un’azione fatta solo per compiacere sé stessi. Prima della partenza mi chiedevo se non sarebbe stato più utile investire i fondi guadagnati in una donazione all’associazione piuttosto che per recarci con tutto il gruppo in Kenya. Invece le risposte emotive che abbiamo ricevuto dai ragazzi e dalle ragazze di lì mi hanno fatto capire che il tipo di aiuto che abbiamo portato rappresentava qualcosa che, solo con il denaro, non si sarebbe potuto ottenere». Le parole sono di Victor Balestra, uno dei responsabili del gruppo pionieri (composto da ragazzi tra i 15 e i 17 anni) della sezione Scout Lugano 1915 che lo scorso 17 giugno si è recato in Africa orientale.

I luganesi sono partiti per la contea di Meru, Kenya, per raggiungere i villaggi gestiti dall’associazione ticinese ‘Futuro e Speranza’ che ha sede a Chiasso. Dal 2003, l’associazione collabora con il missionario Padre Francis Limo Riwa per accogliere ragazze e ragazzi kenioti di strada, orfani o con situazioni familiari difficili, tra i quali diversi sieropositivi.

Fondi raccolti anche direttamente dai ‘pionieri’

Enea, 16 anni, è un membro del gruppo di pionieri che dal 17 al 30 giugno ha avuto modo di incontrare i circa cinquecento ragazzi del villaggio di San Francesco e le trecento ragazze del villaggio di Santa Clara. Il sedicenne racconta: «L’idea di fare un’azione di volontariato era già nata lo scorso anno mentre facevamo un brainstorming per le possibili mete del nostro annuale campo pionieri. Ma, a causa della pandemia, abbiamo dovuto cambiare destinazione». Quest’anno, invece, i pionieri di Lugano hanno raccolto i fondi necessari per andare in Kenya. Come? «Lavorando e ricevendo donazioni da parte delle aziende che ci hanno sponsorizzati» spiega Enea, aggiungendo che l’obiettivo fissato prima della partenza insieme al gruppo e ai responsabili era quello di «fare del bene, portando qualcosa di nostro a persone molto distanti da noi».

Lezioni di italiano e di swahili

Il gruppo ticinese ha avuto modo di insegnare l’italiano nei due villaggi: «Le lezioni hanno funzionato molto bene. In quei momenti è anche stato bello confrontarci con la loro lingua locale, lo swahili, e alla fine ci siamo divertiti insieme: noi imparando la loro lingua e loro imparando la nostra» dice Enea. Inoltre, i pionieri si sono occupati dell’animazione nei villaggi, presentando alcuni giochi tipicamente scout: «Abbiamo portato delle attività che solitamente svolgiamo con i bambini e le bambine della nostra sezione. Prima della partenza eravamo un po’ titubanti, pensavamo che magari alcune proposte non sarebbero piaciute a causa di barriere linguistiche e culturali. Invece, le persone erano apertissime a scoprire nuovi giochi e divertirsi» racconta alla ‘Regione’ il giovane scout.

Quando le possibilità di partenza sono diverse

I numerosi incontri nei villaggi hanno rappresentato una grande occasione di scambio, osserva il pioniere: «Abbiamo parlato con i ragazzi più grandi. Ci sono state delle serate di riflessione dove ci hanno chiesto, per esempio, come potessero fare per riuscire a venire a studiare in Svizzera. In questi casi è difficile rispondere – ammette Enea –, perché bisogna essere oggettivi, tenendo conto del fatto che non abbiamo le stesse possibilità di partenza, e questo unicamente per il fatto che siamo nati in luoghi diversi. Quello che possiamo fare è riconoscere la nostra fortuna e dare una mano a ragazzi pieni di sogni come loro, che fanno di tutto per arrivare a realizzarli». Il sedicenne testimonia a tal proposito: «Abbiamo visto i ragazzi studiare fino alle undici di sera, nonostante avessero la sveglia alle quattro del mattino. Qui in Svizzera è una cosa che non si vede fare a molti studenti, pur considerando i vantaggi che abbiamo rispetto ai giovani che vivono in Kenya».

Scambi che uniscono e rendono più consapevoli

Enea è cosciente che tutto quello che riporta di quest’esperienza può risultare retorico, «ma una volta che incontri le persone, le guardi negli occhi e ti confronti con loro, la situazione cambia». L’esperienza, sostiene il ragazzo, ha infatti fortemente segnato la sua visione del mondo. Il sedicenne reputa di avere imparato molto, ma anche di avere lasciato un segno: «Dopo poco tempo siamo riusciti a stringere un legame con i ragazzi dei villaggi, è stato molto arricchente per entrambe le parti, un momento di crescita», commenta. «Credo di aver fatto un grande lavoro introspettivo. Ho potuto realizzare che esistono molti modi di vivere diversi a seconda del Paese in cui ci si trova e rendermi conto della nostra fortuna. Oltre a ciò, abbiamo potuto conoscere un’altra cultura e un altro modo di vedere il mondo, è stata un’esperienza di grande valore che ci ha uniti molto come gruppo pionieri. È vero, ognuno vive le emozioni in modo personale, ma esperienze come queste legano le persone tra di loro come poche cose sanno fare» conclude il pioniere.

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