Cinema

Sussigan l'americano: c'è 'Coaster', aspettando 'Space Jam 2'

Intervista al talento ticinese dell'animazione mondiale. Un nuovo, splendido corto online da giovedì e il lavoro da casa per il sequel del film culto del 1996

Man at work
20 giugno 2020
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Regista, scrittore, visual designer; vive negli Stati Uniti da undici anni, ma è nato a Ronco s/Ascona. Un primo lavoro per la Disney come assistente di produzione – «In pratica quello che prepara il caffè e va a fare la spesa» – poi Paramount e, da quattro anni a questa parte, Warner Brothers, dapprima per una serie televisiva Netflix, poi alla sezione sviluppo. Molto oltre il caffè e la spesa.

Amos Sussigan, un nome e cognome da mettere nei guai Jovanotti, non è un cervello in fuga, piuttosto una delle eccellenze ticinesi nel campo dell’animazione mondiale. Una doppia emergenza – coronavirus e George Floyd – lo ha riportato da Los Angeles, dove sta di casa, nel Locarnese, da dove continua a lavorare a ‘Space Jam 2’, sequel del film di culto del 1996 che con tecnica mista portava sul grande schermo Michael Jordan e Lonely Tunes, attori e cartoon, per il più grande successo cinematografico di carattere sportivo, economicamente parlando, dopo Rocky IV. Un sequel fortemente voluto dalla moglie del protagonista LeBron James, stella del basket e naturale sostituto di Michael Jordan in questo secondo capitolo, e da quella di Ryan Coogler, regista e sceneggiatore (‘Black Panther’, ‘Creed’).

«Il primo lavoro che mi è stato chiesto dalla Warner – racconta Sussigan a laRegione – è stato quello di integrare foto di LeBron sul red carpet con Bugs Bunny, Lola, Daffy Duck, per immagini che avrebbero accompagnato il contratto». Un anno dopo, al momento di iniziare il film, la richiesta di fare parte del team. «Non capivo nulla di basket e nemmeno sapevo chi fosse LeBron James fino a che non mi è stato detto che avrei dovuto produrre questa immagine per il suo Instagram. Ma mi sono informato, almeno sui concetti di base. Anche perché i miei capi sono patiti di basket e ancora mi trattano come il ‘verginello’ delllo sport…».

Da Los Angeles CA a Gordola TI

Nonostante la pandemia, ‘Space Jam 2’, previsto per il 16 luglio 2021, è tutt'altro che fermo. Essendo per metà live action e per metà animazione, le riprese degli umani, fortunatamente, si erano già tenute da giugno ad agosto dello scorso anno, a Nba ferma. Il lavoro degli animatori, quello non si è mai fermato: «Dalla fine di febbraio ci è solo stato chiesto di lavorare da casa, e quindi si è lavorato di più. Lo stress delle prime settimane di coronavirus non è stato quello di non avere lavoro, semmai quello di averne troppo. Da casa, a Los Angeles, ho lavorato dalla mattina alla sera, è stato difficile mettersi delle barriere di tempo». Da una settimana a questa parte, un po’ per il coronavirus che ancora tiene in scacco la California, un po’ per le proteste seguite all’omicidio di George Floyd, l’idea di tornare temporaneamente in Ticino, per stare più vicino alla famiglia e agli amici, invece che isolato nella 'scialla' Città degli Angeli e del coprifuoco.

Risolta la parte più complicata in tempi di coronavirus, «prendere un volo ti che porti in Svizzera», risolto il problema di portare con sé il sofisticato monitor 36 pollici sul quale abitualmente disegna («Ne ho comperato uno più piccolo»), ‘Space Jam 2’ prosegue dallo studio di architettura della cugina a Gordola, dove Sussigan si è installato. E «alle 6 di pomeriggio per me, alle 9 di mattina per loro», video conferenza con Warner, «che è un po’ come se fossi là».

Amos ha lasciato temporaneamente l’America delle proteste anti-razziste – «Nella parte della città in cui vivo io sono più pacifiche che a Hollywood, per esempio – e dell’emergenza coronavirus, che tale è ancora: «Dubito che il problema si risolva rapidamente, sia per una questione di dimensioni, sia per questioni politiche». Riassumibili con un'affermazione di quattro anni fa: “Se dovesse vincere Donald Trump, penso che potrebbe essere un problema”, diceva Sussigan a Radio3i mentre si spendeva per la campagna democratica alle ultime elezioni, lui che l’America la vive anche con l’impegno politico. «Nel 2015, tra podcast e giornali, ho cominciato ad interessarmi alla politica, che negli Stati Uniti, fortunatamente, non è sempre una forma d’intrattenimento». Politica che «con Donald Trump viene quasi ‘disinfettata’, ridotta al lessico di un ragazzino delle elementari. Il coronavirus, con un partito come quello repubblicano che con la scienza non ha un gran rapporto, diventa un problema ancor più grosso di quanto già non sia».

“Life is a roller coaster… literally”

Dieci anni dopo ‘Oscar di Cioccolata’, blog creato per combattere la solitudine di neo-losangelino, poi diventato libro, Sussigan conferma che ne scriverà «un secondo soltanto quando avrò vinto un Oscar». Sorride, ma la statuetta per il miglior corto d’animazione è stata meno lontano di quanto si pensi. Meno del pluripremiato ‘Aria for a cow’ (2015). Il geniale e profondo ’Coaster’ (2019) – diretto, disegnato, co-scritto e co-prodotto dal ticinese e da giovedì scorso in esclusiva su Entertainment Weekly – era entrato infatti nei primi dieci corti di Variety. Ottavo. «Ci siamo qualificati per gli Oscar, ma non siamo stati nominati. Però, da agosto a gennaio ho conosciuto gente, ho preso aerei per presentare il film a Pixar, Dreamworks, Disney, e in altre 42 location. Bella avventura». “Life is a roller coaster… literally”, la vita è una montagna russa, letteralmente, recita il sottotitolo di questo corto. Da guardare sino all’ultimo giro della morte.

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