Cinema

Cannes festeggia i suoi 75 anni inneggiando al cinema

Brillano ‘Coupez!’ di Michel Hazanavicius, scelto da Thierry Fremaux per inaugurare l’edizione, e ‘For the Sake of Peace’, prodotto da Forest Whitaker

Michel Hazanavicius (dx) e l’attrice franco-argentina Berenice Bejo
(Keystone)

Strano caso quello di ‘Coupez!’, il film di Michel Hazanavicius scelto da Thierry Fremaux per inaugurare l’edizione 2022 di questo festival che compie 75 anni. Il pubblico in sala ha decretato un trionfo, meritato, che da tempo non si sentiva qui sulla Croisette. Il fatto è che il film del talentuoso Hazanavicius doveva essere presentato in anteprima nel gennaio 2022 al Sundance Film Festival, e per colpa della pandemia il festival è stato trasformato in un’edizione virtuale e la proiezione del film è stata annullata. Ecco allora che, pensiamo con gran felicità, Fremaux gli ha offerto il tappeto rosso di Cannes.

Spieghiamo subito che ‘Coupez !’ (titolo internazionale ‘Final Cut’) è un remake del film giapponese ‘Ne cut!’ (2017) di Shin’ichiro Ueda (uno di quei registi capaci di prendersi in tanti festival il premio del pubblico). Si ripete la storia di tanti remake, anche se questo ci ha fatto pensare soprattutto al silenzioso appropriamento fatto da Sergio Leone nei confronti di ‘La sfida del samurai’ (Yojimbo) di Akira Kurosawa, diventato nella sua narrazione ‘Per un pugno di dollari’. Come in quel caso, la rilettura del testo filmico primario ne celebra una splendida e provocante originalità. Bisogna subito dire che decidendo di portare il film al Sundance, il regista aveva fatto una precisa scelta di campo verso un pubblico cui rivolgersi. Qui, fuori concorso, il film esalta un suo aspetto culturale, una visione franco-europea che facilmente confonde la critica di oltre atlantico. Variety ha faticato a trovarne il senso, partendo da una facile idea commerciale e rinunciando al percorrere un’idea più autoriale che rende questo film, insieme, estremamente spassoso e finemente omaggio ineguagliabile alla bellezza del Cinema. Il film si apre come un violento splatter con variazioni sugli zombie; per mezz’ora il pubblico segue le strampalate disavventure di una troupe cinematografica guidata da un regista folleggiante che si ritrova a guidare un’esplosione violenta del suo cast e dei suoi collaboratori; si arriva ai titoli di coda e il regista sullo schermo riprende il racconto spiegando cosa era successo prima, il contatto con una banale e povera carriera, con una produzione attenta al pubblico via internet, che gli propone di girare un horror zombie in presa diretta. Vediamo le titubanze dell’uomo, il sentirsi ancor più svalutato e il bisogno di lavorare a qualsiasi costo. Seguiamo l’evolversi della situazione organizzativa fino al giorno delle riprese e qui il film, perso il retaggio zombie, diventa un’irresistibile commedia che provoca applausi irrefrenabili di un pubblico conquistato da un turbinare di slapstick che rendono omaggio al cinema muto e all’artigianato cinematografico. La commedia è stupenda. E se la regia è magistrale, il gruppo di attori e attrici è da spellarsi le mani, a cominciare dal protagonista Romain Duris (Rémi) e dalla sua attrice Matilda Lutz, l’impagabile come sempre Bérénice Bejo nella parte della strana moglie del regista. Questo è il cinema. Di rilievo, come sempre, le musiche di Alexandre Desplat.

Su un altro piano, sempre fuori concorso, ci porta il documentario ‘For the Sake of Peace’, diretto a quattro mani da Christophe Castagne e Thomas Sametin e prodotto dal noto attore Forest Whitaker, qui a Cannes per presentarlo. È ormai risputo l’interesse di Whitaker per la terribile situazione del Sud del Sudan; già nel 2015 aveva presentato un suo corto, ‘South Sudan’s Civil War’, segno di un impegno che lo ha portato anche a fondare un’associazione che s’interessa dello sviluppo della pace e dell’educazione scolastica in questa terribile zona africana. Il film segue il destino di due giovani impegnati nel risolvere i problemi del Paese, una giovane madre che tenta di pacificare due grandi tribù in lotta fra loro per il bestiame che viene continuamente rubato dall’una o dall’altra parte perché serve come dote necessaria al matrimonio delle figlie. È una delle tante situazioni ancestrali che pesano sul progresso del Paese. Altro protagonista è un giovane che vive in un enorme campo profughi vicino a Juba, dove grazie al calcio aggrega una moltitudine di bambini altrimenti senza scopo nel tedio del campo. È un coinvolgente viaggio in una parte del mondo fuori dai riflettori dell’informazione e del turismo, una parte del mondo in cui la maggior parte degli uomini ha il fucile in mano in attesa di una prossima guerra. Il cinema racconta.

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