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Coppia morta nel lago, il 38enne ha cercato di salvare la donna

La relazione dei vigili del fuoco di Como sull'incidente mostra che l'uomo conosceva e ha cercato di compiere le procedure previste in casi del genere

Il recupero dell’auto dal lago
(Foto: Vigili del Fuoco)
11 gennaio 2024
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Il 38enne a bordo della Mercedes che sabato sera è finita nel lago a Como ha tentato di liberare sé stesso e la 45enne che era in auto con lui, mettendo in atto le manovre previste da queste emergenze, che lui conosceva, ma non è bastato. È quanto spiega la relazione dei vigili del fuoco di Como sull'incidente, consegnata in Procura e alla Squadra mobile. Sui motivi per cui l'auto è partita ed è finita in acqua, nel parcheggio in fondo a viale Geno, si attendono risposte dall'esame della vettura e in particolare dal computer di bordo.

La relazione dei vigili del fuoco ha confermato che era stata aperta la portiera del lato di guida, e che i corpi delle due vittime, lei di Cantù e lui di Brembate Sopra, erano da quella parte, uno vicino all'altra.

Il finestrino del lato guida era parzialmente abbassato, proprio come suggeriscono le procedure in caso di macchina caduta in acqua, per poter aprire la portiera: fare entrare l'acqua poco per volta consente infatti di abbassare la pressione esterna al veicolo. Aspetti che l'uomo conosceva, essendo stato addestrato specificamente durante la sua esperienza di pilota e di subacqueo. Di conseguenza, i due occupanti erano riusciti a sganciare le cinture di sicurezza. L'auto aveva poi il tettuccio in frantumi, probabilmente a causa dell'impatto con il lago o per la pressione dell'acqua.

La relazione dei vigili del fuoco consente di cancellare ogni residuo dubbio sull'ipotesi di un gesto volontario. Oggi è previsto da parte del pubblico ministero di Como Giuseppe Rose l'affidamento dell'incarico per le autopsie.

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