Italia

Ancora guai per Lara Comi: sequestrato mezzo milione di euro

A carico dell'ex eurodeputata di Forza Italia un'inchiesta per ipotesi di truffa ai danni dell'Ue

17 dicembre 2020
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Il Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Milano ha eseguito un sequestro da oltre mezzo milione di euro a carico dell'ex eurodeputata di Forza Italia (FI) Lara Comi e altri 5 indagati per nuove ipotesi di truffa ai danni dell'Ue nell'inchiesta dei pubblici ministeri di Milano Bonardi, Furno e Scudieri.

L'ex europarlamentare era già finita ai domiciliari nel 2019, e poi tornata libera, per corruzione, emissione di false fatture e truffa nei confronti dell'Ue, per le quali la Procura milanese ha già chiesto il rinvio a giudizio nel procedimento 'mensa dei poveri' con al centro il presunto 'burattinaio' Nino Caianiello, ex responsabile FI a Varese.

Lo stesso procuratore di Milano Francesco Greco comunica in una nota che la Guardia di finanza "ha appena eseguito un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca anche per equivalente", emesso dal giudice per le indagini preliminari Raffaella Mascarino, nei confronti di Comi e di "altri cinque soggetti, indagati, a vario titolo ed in concorso, per il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche a danno del Bilancio dell'Unione Europea". Il profitto illecito, "oggetto del provvedimento", ammonta "ad oltre 500mila euro".

Greco precisa che l'attività della finanza è un "ulteriore sviluppo" delle indagini 'mensa dei poveri'. Grazie anche "all'interscambio info-investigativo con i funzionari dell'Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode-Olaf", la Guardia di Finanza ha "completato gli accertamenti, anche di natura finanziaria, sulla gestione illecita delle risorse pubbliche assegnate al Parlamento Europeo alla Comi", ricostruendo "le condotte criminose poste in essere dagli indagati e quantificando puntualmente gli importi illecitamente percepiti".

Comi era già indagata per truffa all'Ue per aver nominato il giornalista varesino Andrea Aliverti suo addetto stampa a Strasburgo "previo accordo" che quest'ultimo consegnasse "una quota del compenso", 1.500 euro al mese su un totale di 3,495 euro, all'avvocato Carmine Gorrasi e allo stesso Caianiello, "inducendo così in errore gli organi del Parlamento Europeo, e procurando per sé e altri un ingiusto vantaggio", secondo l'accusa.

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