Sci

Pini: ‘Gli infortuni? Colpa della meteo ballerina’

Sofia Goggia, fratturatasi lunedì tibia e perone, è solo l'ultima vittima stagionale di gravi incidenti sulla neve: anche per lei stagione già finita

5 febbraio 2024
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Nel giorno in cui l’italiana Sofia Goggia – ennesimo grosso nome messo ko quest’anno dagli infortuni – si è fratturata in allenamento tibia e perone della gamba destra, Petra Vhlova è stata operata in Vallese con successo per la ricostruzione del legamento crociato di un ginocchio. Ne parliamo con Mauro Pini, che della slovacca è l’allenatore. «L’intervento è andato come previsto», ci spiega il tecnico leventinese. «L’operazione ha confermato la prima diagnosi: rottura del crociato, per fortuna senza troppi danni. La nota negativa è il danneggiamento di un menisco, che ora ci obbligherà a procedere con un po‘ di calma, almeno per il prossimo mese».

Petra si era fatta male già due settimana fa: come mai avete deciso di procedere chirurgicamente solo adesso?

Per quanto riguarda la ricostruzione dei crociati, ci sono due scuole di pensiero. Qualcuno preferisce aspettare a intervenire per permettere il recupero di una certa mobilità e lasciare che il ginocchio si sgonfi, altri invece – specie gli austriaci – preferiscono intervenire subito.

Tu quale punto di vista preferisci?

Non credo che una settimana in più o in meno possa fare troppa differenza. Io però preferisco aspettare un po’ prima di operare, soprattutto per dare tempo all’atleta di elaborare l’incidente e prepararsi psicologicamente nel migliore dei modi all’intervento.

E ora come procederà la fase di recupero?

Per le prime 5-6 settimane faremo una terapia molto semplice per favorire il recupero della mobilità. Solo dopo questo periodo si potrà parlare di un recupero fisico nel vero senso della parola.

E per rimettere gli sci, Petra quanto dovrà aspettare?

Generalmente bisogna aspettare sei mesi, il che significherebbe all’inizio di agosto. Ma noi non abbiamo fretta, possiamo benissimo aspettare fino ai primi di settembre, e dunque sfrutteremo quel mese in più.

Lunedì si è fatta male anche Sofia Goggia: quest’anno si verificano davvero più incidenti del solito o è solo un’impressione?

Questa stagione, più che altro, a fare notizia è il fatto che a infortunarsi sono i grandissimi nomi, come Shiffrin, Petra e altre star, anche in campo maschile. Gli altri anni, invece, gli infortuni riguardavano soprattutto sciatrici e sciatori meno famosi: credo dunque che sia più un’impressione, ma è innegabile che il problema esiste.

E come te lo spieghi?

Difficile trovare un filo conduttore fra i vari infortuni, ma senza dubbio è un inverno particolare, con condizioni di neve sempre diverse: un giorno si scia sul duro, l’indomani sulla neve secca e la volta seguente pare di farlo sulla palta. Ma questa non è l’unica causa degli infortuni. Mi pare stiano un po‘ venendo al pettine tutti i nodi di un’annata davvero particolare: i molti rinvii d’inizio stagione hanno determinato un gennaio stracarico di appuntamenti. E questo è un momento della stagione dove già normalmente sopraggiunge un po’ di stanchezza. Un altro motivo che potrebbe aver inciso è il fatto che l’evoluzione dei materiali – specie gli sci – ha un po‘ faticato a tenere il passo negli ultimi anni, specie per questioni economiche che hanno costretto a investire meno in questo campo. Più di tutto, però, credo che sia dipeso dalle condizioni atmosferiche, troppo diverse fra un giorno e l’altro. Pensiamo ad esempio allo slalom vinto domenica da Yule: al di là della sua grande impresa (ha recuperato trenta posizioni fra una manche e l’altra, ndr), non è per niente normale che un atleta con un vantaggio di quasi due secondi non riesca a vincere, specie se non si tratta di un illustre sconosciuto. La differenza l’ha fatta insomma lo stato della neve. Per quanto riguarda il campo femminile, ricordo che il 10 gennaio eravamo a Kranjska Gora con alte temperature e ombrelli aperti, mentre pochi giorni dopo a Jasna faceva freddissimo e si sciava sul ghiaccio vivo. Una situazione che fa riflettere e alla quale, purtroppo, sarà difficile porre rimedio.

Agli organizzatori si può imputare qualcosa?

Detto che Goggia si è infortunata in allenamento e non in gara, è vera una cosa: paradossalmente, meglio una pista viene preparata e più possibilità esistono di infortunarsi. Lo diceva già anni fa Didier Cuche: una volta le piste erano meno ghiacciate e meno lisce, quindi si stava più tempo in aria, staccati dal terreno, e gli sci avevano dunque meno vincoli con la neve. A Cortina quest’anno ad esempio la pista era ’troppo’ bella, potevi procedere con gli sci praticamente su due binari: in quelle condizioni, se appena devi reagire a una situazione improvvisa, vai in difficoltà. Se la pista è bella e piatta, puoi consentire agli sci di rendere al massimo del loro potenziale, ma ciò implica – come detto – che il vincolo fra lo sci e la neve, sempre più stretto, diventi pericoloso, per via appunto della diminuita abitudine a dover reagire ai contraccolpi e agli imprevisti. Devo però precisare che gli infortuni a Shiffrin e a Suter non hanno nulla a che vedere con questa situazione: loro infatti hanno sbagliato la linea e sono andate lunghe. Corinne, infatti, ha rotto il ginocchio in pratica senza nemmeno cadere.

Allo stato attuale si può fare qualcosa per migliorare la situazione?

A questo punto della stagione, non molto. Al massimo possiamo incrociare le dita e sperare che questa tendenza negativa finalmente si esaurisca.

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