Svizzera

Riscaldamenti, pressione sempre alta sui proprietari di case

Dopo il ‘no’ alla legge sul CO2 arrivano regole (e incentivi) cantonali. Pampuri (TicinoEnergia): non sarà più possibile sostituire uno a uno i vecchi impianti.

Il 70% delle 1,8 milioni di case esistenti in Svizzera sono insufficientemente isolate dal punto di vista termico
(Ti-Press)
7 luglio 2021
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‘Vietare i riscaldamenti a gasolio?’ Era uno degli slogan usati dall’Udc per abbattere la nuova legge sul CO2. Una legge ritenuta “cara”, “ingiusta e antisociale” anche perché – a suo dire – condannava di fatto i sistemi di riscaldamento a nafta e a gas naturale, spingendo i proprietari anziani, impossibilitati a investire grosse somme per acquistare una pompa di calore, ad abbandonare la propria abitazione e a trasferirsi in città. La legge è stata silurata alle urne. E il fatto che adesso venga sfruttato il residuo margine consentito dalla normativa attuale per quanto riguarda la tassa sui combustibili fossili (dal 1o gennaio 2022 questa aumenterà da 96 a 120 franchi per tonnellata di CO2), non spaventa. Tuttavia, in diversi cantoni (Ticino compreso), anche dopo il ‘no’ popolare alle nuove regole nazionali, la pressione sui proprietari di immobili rimarrà piuttosto elevata.

Risanamento energetico degli edifici, sostituzione dei sistemi di riscaldamento tradizionali: le tematiche suscitano un diffuso interesse. L’associazione TicinoEnergia fino a cinque, sei anni fa, eseguiva 200-300 consulenze all’anno, per lo più su richiesta di proprietari di case e progettisti; oggi queste sono quasi 2mila. L’interesse cresce, la politica segue. A inizio maggio il Gran Consiglio ha approvato la riforma della Legge cantonale sull’energia. Il suo scopo: ridurre il fabbisogno energetico nel settore degli edifici, incentivare il recupero di calore e l’uso di energie rinnovabili. Le modifiche del relativo Regolamento recepiranno il cosiddetto Mopec 2014, un insieme di prescrizioni per gli edifici adottate dalla Conferenza dei direttori cantonali dell’energia. Otto cantoni lo hanno già inglobato nella loro legislazione; altrove (Berna, Argovia, Soletta) il popolo ha voluto altrimenti. In Ticino le nuove disposizioni entreranno in vigore verosimilmente all’inizio del prossimo anno. 

Cambia l’impostazione

Il cambiamento si farà sentire. «Attualmente – spiega a ‘laRegione’ l’ingegner Luca Pampuri di TicinoEnergia – la sostituzione uno a uno di una caldaia a olio con un’altra dello stesso tipo è permessa, sempre che venga installata una caldaia a condensazione e sempre che non si tratti di un edificio plurifamiliare (tre o più unità abitative). Con il nuovo Regolamento, la sostituzione uno a uno di una caldaia a nafta – anche nelle case mono- e bi-familiari – non sarà fondamentalmente più possibile, a meno che vengano adottate misure complementari come la posa di pannelli solari, l’isolamento termico delle pareti o la sostituzione delle finestre. L’obiettivo è che, per edifici abitativi esistenti soggetti a sostituzione del generatore di calore, almeno il 10% del fabbisogno di energia termica sia coperto da energie rinnovabili». 

Detto in altre parole: se fino a oggi lo standard è la caldaia a nafta, presto diventerà la pompa di calore o il riscaldamento a legna. In questo senso, il recente ‘no’ alla nuova legge sul CO2 ha alleggerito solo in parte la pressione sui proprietari di immobili. Le regole cantonali – perlomeno laddove vengono attuate le prescrizioni del Mopec 2014 – non consentirà loro di schivare la questione. Non a caso, nel canton Lucerna, molti stanno pensando di approfittare del tempo che rimane fino all’entrata in vigore delle nuove disposizioni cantonali per rimpiazzare ancora uno a uno il riscaldamento a olio o a gas, ha scritto di recente la ‘Neue Zürcher Zeitung’. «I proprietari di case che sceglieranno di restare su un riscaldamento a combustibile fossile saranno comunque confrontati, in un modo o in un altro, con la tematica», spiega Pampuri. 

Incentivi potenziati

Il Ticino sta mettendo a disposizione importanti incentivi finanziari per incoraggiare la sostituzione di impianti di riscaldamento tradizionali e la conversione a sistemi basati su fonti energetiche rinnovabili. Il nuovo programma di incentivazione 2021-25 potenzierà notevolmente gli aiuti. Il Cantone fungerà così da modello a livello svizzero: «Il volume degli incentivi previsti, sia per la sostituzione dei riscaldamenti che per i risanamenti energetici, è tale da fare invidia a tutti gli altri Cantoni», rileva l’esperto. 

Il nuovo programma cantonale entrerà in vigore retroattivamente il 1o gennaio 2021. Autorità ed esperti si aspettano che acceleri l’evoluzione in corso: «L’idea – spiega Pampuri – è di incoraggiare le persone a fare qualcosa per ridurre le emissioni di CO2 delle loro abitazioni, ciò che in definitiva significa avere una maggiore qualità dell’abitare. Si vuole andare oltre quell’1% di risanamento energetico degli edifici in Svizzera. In parole semplici: se prima il concetto era ‘prima isolate, poi sostituite il sistema di riscaldamento’, in futuro sarà piuttosto ‘fate qualcosa, e se volete solo sostituire il sistema di riscaldamento, fatelo, purché si tratti di un sistema a fonte rinnovabile’. Altrimenti non raggiungeremo mai gli obiettivi che ci siamo prefissati». 

Progressi tecnici

Nelle nuove costruzioni le pompe di calore vanno ormai per la maggiore e i combustibili fossili sono praticamente scomparsi. Il problema sono le vecchie abitazioni. Circa due immobili residenziali su tre in Svizzera – Paese campione in Europa per quel che riguarda l’uso dell’olio combustibile – sono stati costruiti prima del 1980. Il 70% delle 1,8 milioni di case sono male isolate, o non lo sono affatto. Studi recenti indicano che in alcune città della Svizzera tedesca il tasso di sostituzione di una caldaia a nafta con un’altra caldaia dello stesso tipo varia dal 54% all’85%. Nonostante gli incentivi statali messi in campo, il tasso di risanamento energetico degli immobili è appena dell’1% circa all’anno. 

L’evoluzione tecnologica dovrebbe contribuire alla transizione. Sempre Pampuri: «La tecnica ha fatto passi da gigante. Negli ultimi anni molte delle criticità esistenti, che rendevano difficile passare a un impianto di riscaldamento senza combustibili fossili, sono state risolte». L’efficienza delle pompe di calore, ad esempio. «In edifici termicamente poco isolati, questa non è ancora ottimale. In passato spesso non si riusciva a fornire il calore sufficiente a raggiungere la temperatura desiderata. Oggi questo problema è stato per lo più risolto. Resta però il problema dell’efficienza. Per questa ragione, in edifici poco isolati, l’installazione di una termopompa va valutata molto attentamente». Ulteriori difficoltà si presentano poi nelle zone di nucleo. «Qui molte abitazioni sono riscaldate con radiatori elettrici diretti. L’installazione di una pompa di calore aria-acqua ha costi più importanti, in quanto bisogna anche pensare al sistema di distribuzione del calore, attualmente assente. Anche il rumore è un problema, ma va detto che questi impianti oggi non sono rumorosi come lo erano solo pochi anni fa».

Le resistenze

Gli ostacoli principali però sono di altro tipo. Molti proprietari di immobili in là con gli anni non se la sentono di affrontare un investimento ingente nell’ultima parte della loro vita. Ragionano quindi a corto-medio termine. E questo è «comprensibile», riconosce Pampuri. «In questi casi, su un orizzonte temporale di una decina d’anni, l’intervento più sensato sotto il profilo strettamente economico è in effetti la sostituzione di una caldaia a olio con una dello stesso tipo». Tuttavia, «fondamentale» è avere una prospettiva a lungo termine. «Il proprietario di una casa deve pensare che, installando un sistema di riscaldamento più ecologico (pompa di calore, impianti a legna, pannelli solari, teleriscaldamento, ecc.), fa aumentare il valore dell’immobile. E poi va considerata l’intera durata di vita dell’impianto: l’investimento iniziale è certamente più oneroso per una pompa di calore (35mila franchi in media) rispetto a un nuovo impianto a gasolio più efficiente (attorno ai 15mila franchi). Ma questo divario si riduce man mano, fino ad annullarsi e a invertirsi, se si considerano i costi di esercizio e di manutenzione sull’intera durata di vita del sistema, cioè 20-25 anni. È questo tra l’altro il punto focale del programma ‘Calore rinnovabile’, lanciato da SvizzeraEnergia. Non si vuole obbligare nessuno a scegliere un’alternativa piuttosto che un’altra. Ciò che conta è che la decisione venga presa in maniera consapevole». 

A volte non è solo una questione di portafogli. Gioca pure una certa impreparazione. «Il proprietario di una casa dovrebbe sapere in anticipo cosa fare nel caso in cui dovesse rompersi la caldaia. Se si ritrova in una situazione del genere durante la stagione fredda, avrà tendenza a rimpiazzarla con un’altra. È la via più semplice, e molti la seguono quasi per inerzia, senza nemmeno valutare le alternative esistenti». Le nuove caldaie, a condensazione, sono in effetti più efficienti. Ma non di molto: «Del 15-20% in media. E poi utilizzano comunque combustibile di origine fossile», osserva Pampuri.

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