Svizzera

Partecipare o no alla task force del G7? A Berna si valuta

Il dipartimento di Guy Parmelin risponde agli ambasciatori che vorrebbero maggior impegno dalla Svizzera nella caccia ai fondi degli oligarchi russi

Guy Parmelin, capo del Defr
(Keystone)

Berna – A Berna si valuta se la Svizzera debba partecipare o no alla task force internazionale per rintracciare i fondi degli oligarchi russi. Questa la risposta della Confederazione, venerdì, a una lettera degli ambasciatori dei Paesi del G7.

Il Consiglio federale non ne ha ancora parlato

Il Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (Defr) ha confermato così una notizia della ‘Handelszeitung’. In un comunicato si legge: “Il Consiglio federale è a conoscenza di una lettera firmata dai rappresentanti diplomatici di Francia, Italia, Germania, Stati Uniti, Canada, Giappone e Regno Unito sulla questione della task force ‘Russian Elites, Proxies and Oligarchs’ (Repo)”.

Nella lettera, gli ambasciatori del G7 hanno invitato il governo svizzero a collaborare maggiormente nella ricerca del denaro degli oligarchi. Il Consiglio federale ha dichiarato di non aver ancora discusso la lettera e di averla trasmessa al Defr e alla Segreteria di Stato per l’economia (Seco), responsabile per le sanzioni.

Contatti avviati

“Gli uffici federali coinvolti stanno valutando se e come la Svizzera possa partecipare alla task force Repo’”, ha dichiarato un rappresentante del Defr alla ‘Handelszeitung’. Sono già stati avviati diversi contatti.

Scott Miller, ambasciatore degli Stati Uniti in Svizzera, aveva già criticato a metà marzo sulla ‘Neue Zürcher Zeitung’ la lentezza della cooperazione con la Svizzera sulle sanzioni alla Russia. Miller ha dichiarato che la Svizzera potrebbe bloccare da 50 a 100 miliardi di franchi di beni russi oltre ai 7,75 miliardi attualmente congelati.

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