Svizzera

‘Giovani’, donne e romandi: chi avrà la meglio nel gruppo Ps?

Cinque uomini ed Evi Allemann in corsa per un ticket a due o a tre: la ‘frazione’ socialista sceglie sabato i candidati ufficiali al Consiglio federale

I sei aspiranti candidati: da sinistra Jans, Jositsch, Pult, Allemann, Nordmann e Aebischer
(Keystone)
24 novembre 2023
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Sono sei: cinque uomini e una donna. Nessuno parte nel ruolo di chiaro favorito, né in quello di semplice comparsa. I giochi sono aperti – forse come non mai in simili occasioni – alla vigilia della seduta in cui la ‘frazione’ socialista alle Camere federali sceglierà il ticket ufficiale per il Governo. Per gli aspiranti candidati in lizza, l’investitura da parte del proprio gruppo parlamentare è il primo ostacolo da superare. Poi, per i due o i tre che verranno promossi alla seconda fase, ce ne sarà un altro: l’Assemblea federale. Saranno infatti le due Camere riunite, il 13 dicembre, a decidere chi prenderà il posto del dimissionario Alain Berset in Consiglio federale.

Facciamo un po’ di ordine, fornendo le risposte alle principali domande.

Cosa succede tra oggi e domani?

Oggi pomeriggio la ‘frazione’ socialista alle Camere federali decide se presentare un ticket con due nomi o con tre. Domani si riunisce di nuovo a Palazzo federale, a partire dalle 8.45. All’ordine del giorno c’è in particolare la nomina dei candidati alla successione di Alain Berset in Consiglio federale. Attesa anche una decisione in merito a un eventuale sostegno alla candidatura del ‘verde’ Gerhard Andrey, che attaccherà un seggio del Plr. Una conferenza stampa è prevista nel primo pomeriggio.

Chi sono gli aspiranti candidati?

  • Evi Allemann, consigliera di Stato, Berna, 45 anni
  • Beat Jans, consigliere di Stato, Basilea Città, 59 anni
  • Jon Pult, consigliere nazionale, Grigioni, 39 anni
  • Daniel Jositsch, consigliere agli Stati, Zurigo, 58 anni
  • Roger Nordmann, consigliere nazionale, Vaud, 50 anni
  • Matthias Aebischer, consigliere nazionale, Berna, 55 anni

Tutti e sei sono stati dichiarati idonei da una commissione d’esame interna. Si sono presentati nella prima metà di novembre in serate pubbliche organizzate dal partito a Ginevra, Bienne, Olten e Sciaffusa. E in queste ultime settimane hanno fatto il possibile – anche attraverso i loro rispettivi ‘ambasciatori-lobbisti’ di fiducia in seno al gruppo parlamentare, Jans persino ingaggiando un’agenzia di comunicazione – per guadagnarsi il maggior numero di voti e assicurarsi l’investitura ufficiale.

Qualcuno è stato escluso in partenza?

No. Un anno fa, quando si ritirò Simonetta Sommaruga, i vertici del partito avevano subito detto che il suo posto doveva andare a una donna (ciò che non impedì a Daniel Jositsch di candidarsi). Stavolta, invece, non c’è alcun criterio di esclusione/elezione: né di genere, né di provenienza geografica. Il Ps negli ultimi 30 anni è sempre stato rappresentato in Consiglio federale da una donna e da un uomo (tranne che nel 2011: Micheline Calmy-Rey e Simonetta Sommaruga), da un(a) romando/a e da uno/a svizzero-tedesco/a. Dopo l’elezione a sorpresa della giurassiana Elisabeth Baume-Schneider, quest’anno entrambi i seggi socialisti sono stati occupati da romandi. Una parziale anomalia, che in teoria dovrebbe venir cancellata con l’elezione di uno svizzero-tedesco al posto di Alain Berset. Ma, appunto: il partito ha voluto lasciare aperti i giochi. E così si sono fatti avanti anche una donna e un romando. La scelta del Ps è da ricondurre tra l’altro alla consapevolezza che l’Udc probabilmente rimpiazzerà il vodese Guy Parmelin (il prossimo consigliere federale a ritirarsi, a quanto pare, magari già a metà legislatura) con uno/a svizzero-tedesco/a, il che eliminerebbe un’altra anomalia: quella di una maggioranza ‘latina’ (quattro seggi su sette) in Governo.

Chi decide?

La ‘frazione’ socialista alle Camere federali, nella sua nuova composizione. Ne fanno parte 50 parlamentari: 41 consiglieri nazionali e 9 consiglieri agli Stati. Le donne sono 28, gli uomini 22; gli svizzero-tedeschi 32, i romandi 17, Bruno Storni è l’unico ticinese. I neo-eletti sono 15, quasi un terzo del gruppo. A quattro parlamentari (Pierre-Yves Maillard, Flavia Wasserfallen, Baptiste Hurni, Franziska Roth) è riuscito in queste elezioni il salto dal Nazionale al Consiglio degli Stati.

Come si svolge la procedura di nomina?

«In pratica come per il rinnovo del Consiglio federale», ci fanno sapere dal segretariato del Ps svizzero. I candidati (due o tre, appunto) vengono nominati singolarmente, uno per uno, in più turni. Si guadagna la nomination chi raggiunge la maggioranza assoluta (26 voti su 50, se tutti sono presenti). Se nessuno la ottiene, il meno votato viene escluso. Si va avanti così finché un candidato raggiunge la maggioranza assoluta (o quella relativa, a partire dal terzo turno), ottenendo l’investitura ufficiale.

Ticket a due o a tre?

Un ticket a due è sembrata da subito l’opzione più probabile. Lasciare all’Assemblea federale la scelta fra due candidati ufficiali è diventata ormai la regola a Palazzo. È ritenuta in genere una via più ‘sicura’ rispetto all’alternativa, che offre maggior spazio di manovra all’Assemblea federale (leggi: agli altri gruppi parlamentari). Rari sono stati sin qui infatti i ticket a tre (Udc, dicembre 2015: Guy Parmelin, Thomas Aeschi e Norman Gobbi; Plr, settembre 2017: Ignazio Cassis, Pierre Maudet e Isabelle Moret). L’idea – riemersa anche un anno fa, in occasione della successione di Simonetta Sommaruga – si è però fatta strada in casa socialista. Due settimane fa, il co-presidente Cédric Wermuth ha detto al portale ‘Watson’ di non escludere che il gruppo parlamentare decida in questo senso. Sono soprattutto i sostenitori di Daniel Jositsch a spingere per un ticket a tre. Il loro ragionamento: Evi Allemann, in quanto unica donna tra cinque uomini, difficilmente potrà essere esclusa dal ticket; ma altrettanto difficile, vista l’agguerrita concorrenza interna e la sua fama di ‘ladykiller’, che si è guadagnato un anno fa scendendo in campo nonostante la consegna dei vertici del partito, è immaginare che il ‘senatore’ zurighese possa essere l’unico ad affiancarla; quindi, solo su un ticket a tre ci sarebbe posto per Jositsch.

Chi finirà sul ticket?

Probabilmente Evi Allemann, come detto. Le Donne del Ps – e in particolare la loro co-presidente, la consigliera nazionale Tamara Funiciello – hanno insistito affinché anche stavolta ci fosse una candidatura femminile. La consigliera di Stato bernese (già in corsa per la successione di Sommaruga, quando non trovò spazio sul ticket ufficiale) non è forse la candidata che speravano, ma potrebbe comunque raccogliere parecchi consensi in una ‘frazione’ dove le donne (compresa ormai l’altra co-presidente delle Donne Ps, la neoconsigliera nazionale Martine Docourt) sono in maggioranza. Uno dei suoi principali handicap – il fatto di essere bernese, come il consigliere federale Albert Rösti (Udc) – dovrebbe pesare soprattutto davanti all’Assemblea federale.

Ma il gruppo più influente in seno alla ‘frazione’ socialista, e più in generale nel partito, è quello degli ex Giso. Si sovrappone in parte a quello delle donne: la stessa Funiciello ha presieduto la Gioventù socialista dal 2016 al 2019; la co-presidente del Ps Mattea Meyer ne è stata la vicepresidente dal 2014 al 2016. La ‘Nzz am Sonntag’ ha riferito che donne ed ex Giovani socialisti (come l’altro co-presidente del partito, il consigliere nazionale Cédric Wermuth, o i neoconsiglieri nazionali Hasan Candan e David Roth, anche loro già alla testa della Giso) starebbero facendo comunella – in nome di un ringiovanimento del Consiglio federale – per centrare l’obiettivo di un ticket a due, con il 39enne Jon Pult (pure lui fattosi le ossa nella Gioventù socialista) a fianco di una Allemann senza grandi chance di essere eletta dall’Assemblea federale.

In questo gioco di alleanze, più o meno esplicite, a perderci sarebbe in primo luogo Beat Jans: indicato da molti all’inizio come il candidato ideale, il consigliere di Stato basilese – stando a quanto scrivono i media d’Oltralpe – starebbe perdendo slancio. Al contrario di Jon Pult, sorta di enfant prodige del partito che peraltro – come del resto lo stesso Jans – gode di stima anche in seno agli altri gruppi parlamentari. Oppure dell’ex capogruppo alle Camere, il vodese Roger Nordmann, ‘portato’ dall’influente ‘groupe latin’ e anch’egli apprezzato ben oltre i confini della sua ‘frazione’.

Resta l’incognita Jositsch: lo zurighese ha ammesso di aver commesso un errore lo scorso anno, scusandosi pubblicamente; ma i suoi lo avranno perdonato per quell’atteggiamento spregiudicato? Una cosa è certa: se dovesse farcela nell’ardua impresa di finire sul ticket ufficiale, allora sarebbe lui – esponente riformista del Ps, e per questo gradito a molti nel campo borghese – il favorito davanti all’Assemblea federale.

Dobbiamo aspettarci sorprese?

Il 13 dicembre comunque sarà tutta un’altra storia: un conto è finire sul ticket dei propri colleghi di partito, un altro convincere i colleghi degli altri partiti. In Parlamento oltretutto siedono una sessantina di neoeletti, più o meno ignari di chi si apprestano a votare. Come sempre, inoltre, le variabili in gioco sono numerose, le sorprese dietro l’angolo. L’ultimo esempio: l’elezione di Elisabeth Baume-Schneider. Partita nettamente sfavorita, la giurassiana un anno fa è riuscita a spuntarla su Eva Herzog. Non da ultimo perché risultata molto più simpatica della basilese agli occhi dei colleghi parlamentari. L’affabilità di carattere (o ‘Stammtisch-Kompetenz’, ossia la disponibilità a bere una birra assieme): un criterio sottovalutato, ma più importante di quanto non si pensi per i 246 membri dell’Assemblea federale, che spesso votano più con la pancia – e non per forza i candidati migliori, o ‘più forti’, anzi – che in base a calcoli politici o di altro tipo.

Cosa succederà il 13 dicembre?

Nella sala del Consiglio nazionale si riunisce l’Assemblea federale, ovvero le due Camere riunite: 200 consiglieri nazionali e 46 consiglieri agli Stati. Vengono dapprima assegnati – secondo l’ordine di anzianità di servizio – i seggi dei sei consiglieri federali in carica che si ripresentano per la legislatura 2023-2027, compresi i due del Plr (Ignazio Cassis e Karin Keller-Sutter) contesi dai Verdi. In seguito viene attribuito il seggio vacante di Alain Berset. L’Assemblea federale elegge poi il successore del dimissionario Walter Thurnherr alla carica di Cancelliere della Confederazione. Infine, viene eletto il Presidente della Confederazione (Viola Amherd) e la vicepresidente del Consiglio federale (Karin Keller-Sutter) per il 2024.

La ‘formula magica’ è in discussione?

No. Il seggio vacante di Alain Berset è blindato: nessuno si sogna di rimetterlo in discussione, a maggior ragione dopo il successo elettorale del Ps. Inventata nel 1959, pienamente ristabilita nel 2015 dopo un decennio turbolento, la ‘formula magica’ di governo (due seggi a ciascuno dei primi tre partiti, uno al quarto) rimarrà immutata. L’attacco sferrato dai Verdi a un seggio del Plr verrà sostenuto al massimo dai socialisti e dai verdi-liberali, per cui è destinato ad andare a vuoto. L’Alleanza del Centro sulla carta avrebbe i numeri per scalzare un consigliere federale liberale-radicale. Ma il presidente Gerhard Pfister ha ripetuto più volte che estromettere un ‘ministro’ in carica è fuori discussione. Se ne riparlerà, questo sì, al momento del ritiro di Ignazio Cassis o di Karin Keller-Sutter.

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