Grigioni

C'è un problema in classe? Grono sperimenta lo Snoezelen

In prima svizzera un progetto con la Supsi: nella scuola comunale ricavato un locale multisensoriale per gli allievi dove elaborare i problemi personali

La sala Snoezelen (Ti-Press/Golay)
23 gennaio 2020
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Prima svizzera a Grono, il cui Istituto scolastico comunale dallo scorso ottobre si è dato di una piccola sala multisensoriale nella quale praticare il metodo Snoezelen sviluppato negli anni 70 in Olanda e volto a favorire l’ascolto empatico di sé e degli altri e da qui il recupero della serenità qualora si presentino situazioni conflittuali o critiche. Tutto questo evitando lo sfogo comportamentale, sovente usato come ‘terapia’ empirica per i bambini più esagitati.

Scuola più inclusiva

Oggi la presentazione ai media alla presenza delle autorità politiche e scolastiche locali. Con loro l’ergoterapista e ricercatrice Supsi Emmanuelle Rossini, che forte della propria esperienza professionale sviluppata nella bassa Mesolcina a contatto anche con i pazienti più giovani aveva nel recente passato suggerito alla scuola di Grono (130 gli allievi iscritti) l’idea di introdurre una sala Snoezelen accompagnandola con una formazione al corpo insegnante. «Questo considerando che la modifica della Legge scolastica cantonale grigionese intervenuta nel 2012 – annota Paolo Ponzio, presidente del Consiglio scolastico – ha incentivato il principio dell’inclusione», ciò che comporta l’integrazione nelle scuola pubblica anche di quegli allievi che per vari motivi (personali, familiari, culturali, genetici, fisici, ecc.) presentano problemi comportamentali o di apprendimento che in talune occasioni possono essere all’origine di conflitti con se stessi e/o con l’ambiente circostante formato da compagni e insegnanti.

Grono ci crede, si attendono gli altri

«Oggigiorno il tema del benessere e della gestione delle emozioni assume vieppiù un’importanza rilevante», annota il sindaco Samuele Censi: «Dopo i primi approfondimenti, e volendo essere al passo coi tempi, il Municipio di Grono ha creduto nella bontà dell’iniziativa e grazie all’aiuto di alcuni enti privati (fra i quali la Fondazione Damiano Tamagni impegnata contro la violenza giovanile) ha dato luce verde al progetto». Una scuola integrativa – aggiunge l’ispettore scolastico Arno Zanetti – è pensata «per accogliere le specificità di ognuno in base al principio ‘La diversità è normale’. A ciò si aggiunga che negli ultimi anni sono aumentati nei bambini i disturbi comportamentali», con una presenza che varia dall’1 al 5% del totale fra difficoltà di apprendimento e lacune nella gestione delle emozioni. «Bene dunque l’iniziativa di Grono; confidiamo che nel futuro possa essere imitato da altri istituti scolastici».

Un'amaca e le fibre ottiche

A partire dall’autunno scorso l’intero corpo insegnante ha potuto ricevere un’infarinatura del metodo Snoezelen (nome che deriva dai termini olandesi doezelen-rilassamento e snuffelen-stimolazione) e tutte le classi hanno potuto visitare la sala appositamente allestita. Vi si trovano un materasso e un’amaca che favoriscono il rilassamento, nonché corpi illuminanti in fibra ottica che aiutano gli allievi – sempre accompagnati dal proprio insegnante – ad allontanarsi per un breve periodo dall’ambiente esterno ed entrare così in una fase di benessere che li aiuta a ragionare sul proprio problema, ricercando nel contempo utili soluzioni volte ad affrontare le giornate con più serenità.

Benefici anche per i più piccoli

Fra i docenti, Davide Menghini evidenzia come i suoi alunni siano entusiasti dell’iniziativa: «Dicono che sia un posto di pace che aiuta ad affrontare ciò che viene dopo una crisi. Qualcuno lo descrive come un altro pianeta dov'è più facile parlare con se stessi. Altri s’interrogano sul reale beneficio, ma quando escono dalla sala affermano di avere ricevuto la risposta da soli». Il primo bilancio è positivo («porta benessere a tutto il ‘gruppo classe’») e a partire dall’anno prossimo il progetto sarà accompagnato da un monitoraggio a medio termine che sarà utile anche alla Supsi. Tra i benefici, la docente di sostegno Valeria Russo evidenzia «una maggiore facilità, anche nei bambini più piccoli, nell’acquisizione di competenze scolastiche».

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