Locarnese

‘Con i 4 medici difficile mantenere un rapporto di fiducia’

Il direttore della Santa Chiara di Locarno, Christian Camponovo, sulla disdetta ai dottori che si erano opposti al passaggio di proprietà

La clinica Santa Chiara
(Ti-Press)
27 ottobre 2021
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«Nei giorni scorsi abbiamo inoltrato la disdetta del contratto di accredito a quattro medici della clinica Santa Chiara di Locarno. Il motivo: dopo attenta valutazione siamo giunti alla conclusione che era difficile mantenere con loro un rapporto di fiducia». A confermarci la notizia anticipata da Tio è il direttore della clinica locarnese Christian Camponovo (pure direttore della clinica luganese Moncucco).

Per tre medici – Daniela Soldati, Maurizio Caporali e Adrian Sury – la disdetta ha effetto immediato. Terminerà invece a fine anno il partenariato con il quarto medico, Philip Meyer. I quattro si erano opposti alla clinica luganese Moncucco, che la scorsa primavera ha acquisito la Santa Chiara per quattro milioni di franchi. Quella che viene vista come una sorta di “epurazione” non sorprende, tanto più che la questione del passaggio dell’azionariato è ancora in attesa di un giudizio definitivo.

Riorganizzazione con qualche lacrima

Alla Santa Chiara è in corso una riorganizzazione. A che punto siete? «Abbiamo iniziato con alcune collaborazioni tra Santa Chiara e Moncucco, che permettono soprattutto all’istituto locarnese, dove l’attività è più limitata, di contenere i costi di gestione. Entrambe le strutture, in simbiosi, possono approfittare di servizi più professionali».

La clinica locarnese era stata potenziata sia per far fronte all’emergenza Covid, sia in altri settori. «In questa fase dobbiamo agire su situazioni puntuali cercando di procedere senza licenziamenti», prosegue l’intervistato. Ricordiamo che alla Santa Chiara lavorano circa 250 persone. Qualche settimana fa c’era chi prospettava sacrifici, con lacrime e sangue. «Nessun bagno di sangue, ma qualche lacrima – ammette il direttore –. La riduzione di alcuni impieghi è legata alla non conferma di contratti che erano stati stipulati al momento di creare il reparto Covid. Poi ci sono stati, e ce ne saranno ancora, trasferimenti interni da una struttura all’altra, per sfruttare al meglio le competenze di ognuno, evitando inutili doppioni. E forse qualche lacrima da versare c’è ancora, perché l’attività della Santa Chiara non è ancora ripartita come vorremmo. Dobbiamo fare i conti con la reticenza di chi potrebbe collaborare con l’istituto, ma che, per gli sviluppi degli ultimi mesi, fa prova di grande prudenza». In altre parole, va sanato pure il danno d’immagine: «Quello dispiace, soprattutto pensando alle tante persone che alla Santa Chiara lavorano ogni giorno, con impegno e serietà, mettendo sempre il paziente in primo piano».

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