Mendrisiotto

I paesaggi di Fra Roberto a Balerna

Proposti fino a Natale alla Sala del Torchio dipinti, disegni e pastelli. ‘Cosa riesce a ispirarmi? Ciò che contemplo dal mio Convento del Bigorio’

(foto Ti-Press/Crivelli)
1 dicembre 2018
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«Per me l’arte è ricominciare daccapo tutti i giorni». Osservando (in anteprima e a giusta distanza) i dipinti che da quest'oggi (e fino al 26 dicembre) potranno essere goduti dai visitatori della Sala del Torchio a Balerna – la vernice è alle 18 – si capisce bene che il gesto pittorico per il suo autore va ben al di là della pennellata che attraversa la tela. Del resto, anche l’artista al centro dell’ultima mostra proposta dal dicastero Cultura del Comune non è ‘consueto’. Soprattutto quando ci si trova davanti un saio. È quello di Fra Roberto Pasotti, che ha lasciato il ‘suo’ Convento del Bigorio per introdurre di persona a un’esposizione che lui stesso ha desiderato portare (per la prima volta) nel Mendrisiotto. «Venire qui, in questo bel luogo, e vedere questo allestimento è una gioia e una grande consolazione», ci dice con semplicità. Le opere proposte – una sessantina, senza contare i disegni e i pastelli che, al piano superiore, hanno preso possesso anche di una sala della contigua Nunziatura – spiazzano per le loro pennellate di luce e di colore. Sono lo specchio dei ‘Paesaggi dell’anima’ che Fra Roberto è riuscito a raccontare nei suoi lavori, selezionati dal curatore Ferruccio Frigerio. E non si può dire che l’artista non abbia fatto il suo lavoro: l’arte di questo Cappuccino autodidatta ha saputo sorprendere anche il politico (per stessa ammissione del capo dicastero Nicola Fattorini). Le vie della religiosità sono imprevedibili. Per Balerna, d’altro canto, è un onore iscrivere il suo nome nell’albo d’oro di quanti hanno esposto alla Sala del Torchio. «Sulla Guida d’arte della Svizzera italiana Fra Roberto conta 34 voci» e la sua «impronta culturale» è evidente. Torniamo, però, alla mostra di Balerna: perché ‘Paesaggi dell’anima’? Qui ci risponde il professor Edoardo Agustoni, storico dell’arte, che firma anche un testo introduttivo nel piccolo ma prezioso catalogo. «Sono i due termini attorno ai quali si muovono la pittura e la missione di Fra Roberto. Il punto di partenza – ci spiega – è il paesaggio quotidiano». Quello del «luogo-icona» in cui vive, il Bigorio, e quello che porta a «sondare l’animo umano, i suoi dubbi, le sue irrequietudini, le angosce e i tormenti». Dentro la tela ci sono i verdi, gli azzurri, gli ocra e i marroni di una natura che richiama il francescano ‘Cantico delle creature’. E c’è la luce – delle «sciabolate di luce» –, che «rende visibile l’invisibile». Per chi, come Edo Bobbià, dal 2011 accompagna Fra Roberto con altri ‘Amici del Bigorio’, era un peccato non mostrare questi dipinti al pubblico e farlo proprio nel Mendrisiotto.

Dentro la natura

Di fatto è un modo per avvicinare alle atmosfere del Bigorio, che sono quelle, conferma lo stesso artista, che hanno ispirato questi suoi lavori recenti, permeati dal «canto di Dio che entra nel paesaggio», ma allo stesso tempo attraversati da un grido d’aiuto per una natura a cui l’uomo manca di rispetto. «Per questo motivo – fa notare Fra Roberto – ho voluto inserire alla fine del catalogo una frase dell’astrofisico Hubert Reeves: ‘L’uomo è la specie più insensata: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile. Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando’. Saprà arrestarsi? La domanda resta ancora aperta. Un artista, invece, sa quando fermarsi. «L’arte – ci svela Fra Roberto – è saper deporre il pennello al momento giusto. Se no rovineresti il quadro».

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