I dibattiti

Mendrisio: di reti elettriche, errori o bugie

Riflessioni attorno al ‘caso Aim’. Aspettando il risultato delle analisi del gruppo di lavoro ad hoc

Pierluigi Pasi
(Ti-Press)

Geograficamente siamo nel mezzo di due estremi. Al Nord, nei paesi anglosassoni, due frasi scopiazzate in una tesi di laurea vent’anni prima bastano per obbligare alle dimissioni e decretare il tramonto di "un politico". Scendendo verso Sud, in parlamenti e governi si siede con gravi precedenti penali. D’accordo: il diritto all’oblio, che tende all’indulgenza degli sbagli passati, è una conquista della civiltà; però non sempre ci azzecca col vestito della probità che deve indossare chi gestisce la cosa pubblica (che si farebbe bene a chiamare "cosa di tutti", per meglio chiarire il concetto).

Ciò che però da Nord a Sud si tende a non perdonare ai "politici" è la bugia. La bugia è una falsa affermazione attorno alla realtà. A differenza dell’errore, che è una falsa rappresentazione o idea della realtà, la bugia è messa lì per ingannare gli altri a proprio vantaggio. Perché questa precisazione? Perché talvolta chi dice il falso – anche se è "un politico" – non dice una bugia; semplicemente si esprime in base a un errore. Dunque, per certi aspetti bugia ed errore sono simili; a fare la differenza, è in sostanza solo la finalità: volere o non volere turlupinare gli altri.

Questa divagazione è utile per anticipare con quale lente i cittadini e contribuenti della Città di Mendrisio leggeranno le conclusioni dei chiarimenti che avrà fatto – si legge nel comunicato ufficiale – "il gruppo di lavoro interno all’amministrazione con il compito di riesaminare e ricostruire il processo comunicativo tra il Dicastero Aim, il Municipio e la Commissione della gestione in merito all’acquisizione delle reti Ail". Sebbene chi vi farà parte ancora non si sa (ma si presume, anzi ci si augura, non saranno i 7+1 del Municipio»), nonostante il burocratese con cui si è voluto frettolosamente circoscriverne il compito, i componenti di questo curioso "gruppo di lavoro interno" dovranno semplicemente chiarire, a chi paga loro lo stipendio, se, ed eventualmente chi, nella vicenda delle "reti Ail", ha raccontato bugie.

Chi dice che tutti sapevano o dovevano sapere? Oppure, dall’altra parte, quanti affermano che non ne sapevano nulla? Un compito semplice, anzi semplicissimo in questo gioco del "Rischiatutto": ci sono documenti, verbali, registrazioni e altri scritti (perché, come si dice, quelli manent). Ovvia la curiosità. Ma già si fatica a credere che in quelle conclusioni potrà trovare spazio la constatazione che taluno fosse in errore: semplicemente perché, evidentemente, da una parte oppure dall’altra è stata detta (almeno) una bugia. E una bugia, appunto, non solo "non è mai un bel vedere", bensì è sempre il tentativo, imperdonabile per "il politico", di fare fessi i cittadini contribuenti (ed elettori).

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