Il dibattito

Turismo occorre voglia di fare, impegno e unità, non solo di intenti

Ha ragione Fabio Bonetti a dire che è la collaborazione fra tutti gli attori sul territorio l’arma vincente

26 aprile 2020
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Ho letto con forte sorpresa il duro attacco del deputato Giacomo Garzoli all’Organizzazione turistica regionale del Locarnese, alla quale il Direttore Fabio Bonetti ha risposto immediatamente da queste stesse pagine. Mi sono occupata del turismo ticinese per anni, facendo arrabbiare (tanto) quello che allora era ETT ed una parte degli enti locali. Denunciavo in particolare la negazione delle difficoltà in cui il settore ticinese vagolava, l’autocelebrazionismo di chi lo dirigeva, i sogni sbagliati di espansione su mercati improbabili, le forti differenze di gestione e di concezione del fare turismo fra regione e regione, la mancanza di una guida vera a livello cantonale. L’unico ente locale a fare piuttosto il contrario era, già una quindicina di anni fa, quello di Locarno. Ed era un contrario assai interessante perché il Locarnese era una regione che riusciva a proporre numeri di pernottamenti accettabili grazie ad una visione sul lungo termine decisamente diversa, oltre che ben strutturata. Sin da allora Fabio Bonetti ed i suoi collaboratori avevano spinto tantissimo sul turismo interno, su quello Svizzero, ed era su quel mercato che si concentravano. Lo hanno fatto ancor di più dopo il cambiamento della Legge che finalmente dava alle organizzazioni locali la possibilità di promuoversi con maggior autonomia. La parola d’ordine per loro era “fidelizzazione”, intesa come aggancio del turista e accompagnamento sull’arco di più anni con esperienze variegate e adatte a tutte le età. Così chi si è divertito a Locarno da adolescente ecco che poi tornerà da adulto, ci porterà la famiglia e magari ci verrà anche da anziano. Per fare ciò l’offerta doveva essere a 360 gradi e il Locarnese, più di ogni altra regione del Ticino, questa varietà di offerte l’aveva e ha voluto fortemente incrementarla. Ciò passa tutt’ora ben inteso dai roboanti grandi eventi, ma soprattutto da una cura e valorizzazione del territorio che avviene silenziosamente ma con costanza. Certo ora i tempi sono quello che sono. Il covid fa malissimo e sta veramente devastando il settore legato al turismo, alla ristorazione, all’accoglienza in generale. Fa male a Locarno, ma anche a Mendrisio, Lugano o Bellinzona. Come per tutte le cose, però, occorre saper raccogliere la sfida e trovare quei pertugi che consentano di tenerci a galla. Una buona parte del Ticino può contare su quello che il covid non ferisce: il paesaggio, la natura, i luoghi incantevoli che tanto piacciono ai turisti svizzeri. Una delle preoccupazioni dei Sindaci ticinesi, nelle scorse settimane, era proprio la cura del verde, parzialmente bloccata a causa della chiusura di tutte le attività. Un grido d’allarme che il Consiglio di Stato ha accolto immediatamente riaprendo le aziende forestali e i giardinieri, seppur con tutte le limitazioni del caso. Ha ragione Fabio Bonetti a dire che è la collaborazione fra tutti gli attori sul territorio l’arma vincente. Che poi ci siano OTR meno virtuose di altre è un dato di fatto, ma tutte cercano di fare del loro meglio in questo periodo, con la consapevolezza che sarà durissima. Attaccare ora serve davvero a poco. Quel che occorre è voglia di fare, impegno e unità, non solo di intenti.

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